Il liberale secondo Popper è un fallibilista, un razionalista critico, un uomo che non crede che la verità sia manifesta o che solo pochi abbiano occhi per vederla. Il liberale è anticostruttivista perché sa che “solo una minoranza delle istituzioni sociali sono volutamente progettate, mentre la gran maggioranza di esse sono venute su, ‘cresciute’ come risultato non premeditato di azioni umane”, con buona pace del florilegio di teorie cospirazioniste che, mai come in questo momento storico, appaiono coessenziali a totalitarismi realizzati o ad una lettura delle dinamiche sociali che è incline a produrre totalitarismi. Ma oltre che anticostruttivista, il liberale è anche antistoricista, antiperfettista e antiutopista. Egli, infatti, non ritiene di avere in tasca l’itinerario della Storia, né di essere riuscito a “sbirciare le carte della Provvidenza”. Anzi, egli è convinto che non esistano leggi storiche. Per il liberale “il futuro è aperto. Esso non è predeterminato”