Raramente ci siamo trovati d’accordo con il pensiero altrui come nel caso di queste considerazioni  di Carmelo Palma:

Ormai anche affermare la distinzione scolastica tra “precetto religioso” e “legge civile” appare agli occhi dei sacerdoti della nuova correttezza bio-politica un esercizio di arroganza giacobina e di militanza anti-cattolica.
Gianfranco Fini ha l’altro ieri dovuto incassare accuse vibrate per avere sostenuto una tesi da corso-base di educazione civica. Se avesse ribadito il principio della libertà religiosa, secondo questa logica, avrebbe anche potuto incassare un’accusa di complicità con il terrorismo jihadista. Tanto non conta quanto uno dice, ma cosa gli si può fare dire, suffragando il sospetto che lo pensi, senza che peraltro l’abbia detto e neppure pensato.

La domanda sorge spontanea: Gianfranco Fini è destinato a diventare il soprammobile, pregiato ed un po’ ingombrante, del Pdl? A sentire il suo intervento al congresso fondativo del partito, e soprattutto alcune reazioni “di peso”, tra il fastidio e la puntualizzazione, la risposta pare affermativa. La cosa che più colpisce è che Fini ha pronunciato concetti di senso comune, non particolarmente dirompenti. Il misto di sorpresa e sollievo che ha colto chi, come noi, crede alla possibilità che anche in Italia si possano affermare alcuni princìpi liberali di base, è indicativo del clima politico che si respira in questo paese. Fini ha parlato della necessità di riformare la seconda parte della Costituzione in modo condiviso con l’opposizione (appena la ritroviamo, e potrebbe volerci un po’), di società multietnica e del rifiuto dello “stato etico”, quello che ha finora legiferato in modo invasatamente farsesco sul testamento biologico “all’italiana”. Un discorso strutturato e problematico, che esprime posizioni scomode che mal si addicono ad un partito costruito su granitiche certezze.