Il prossimo 30 giugno il presidente della Consob, Lamberto Cardia, dovrebbe lasciare, dopo sette anni, la guida dell’autorità di vigilanza, poiché per legge il mandato non è più rinnovabile, essendo peraltro già stato prorogato per un biennio nel 2008. Invece, secondo quanto risulta all’agenzia Radiocor, sarebbe allo studio la modalità per posticipare la scadenza motivandola anche con la necessità di garantire continuità alla gestione dell’Autorità di vigilanza in un momento così delicato per i mercati finanziari. Una delle strade percorribili per la proroga di Cardia potrebbe essere l’inserimento di un emendamento nel decreto “salva-Grecia”, approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri e che la settimana prossima passerà all’esame della Commissione Bilancio al Senato. Ufficialmente lo stesso Cardia ha sempre smentito di lavorare per la proroga dell’incarico. Questa cosa ha davvero dell’incredibile, anche in una repubblica delle banane come l’Italia.

Nel numero di Panorama di questa settimana si segnala che il mandato di Lamberto Cardia alla guida della Consob, in scadenza a giugno e teoricamente non rinnovabile, potrebbe invece essere prorogato con apposita leggina, come già avvenuto nel 2007. Abbiamo quindi un mirabile esempio di cattura regolatoria, non da parte del regolato bensì proveniente dal potere politico.

Nel corso del suo intervento alla Commissione Finanze del Senato il presidente della Consob, Lamberto Cardia ha dichiarato:

”Suscitano nuove preoccupazioni le conseguenze che la situazione del mercato può avere sull’esposizione delle società quotate a tentativi di acquisizioni ostili. Sono infatti elevate le limitazioni attualmente imposte dalla normativa nazionale alle capacità di difesa delle società, la cosiddetta passivity rule, che impone ai manager della società-bersaglio di non effettuare operazioni che possano ostacolarne l’acquisto. Si tratta di limitazioni legittime e giustificate in contesti ordinari di mercato diversi da quello attuale”.