In questi giorni si è sviluppata una polemica piuttosto velenosa tra fautori della “svalutazione interna” e sostenitori dell’aggiustamento “tradizionale” degli squilibri, cioè attraverso svalutazione del cambio. I due paesi “campioni” dei due schemi sono rispettivamente Lettonia e Islanda. La prima ha tenuto duro sul cambio della propria valuta contro euro, è passata attraverso un crollo del Pil di proporzioni bibliche ed ora sta ripartendo, mandando in visibilio gli austerici. L’Islanda, invece, entusiasma quanti sostengono, piuttosto confusamente, le virtù della “disobbedienza fiscale” e dell’eterodossia macroeconomica, quella (ad esempio) dei controlli sui cambi. In entrambi i casi, appare assai difficile trarre inferenze valide per tutti i paesi coinvolti.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano / Zona Euro

Ad ennesima conferma del “pensiero magico” austero che ha assalito i leader dell’Eurozona, citiamo l’elogio della Lettonia, inopinatamente uscito dal vertice artico ospitato nel fine settimana dai finlandesi di Olli Rehn. Durante il quale il giovane premier finlandese Jyrki Katainen ha coniato il fantasmagorico termine growsterity per magnificare le azioni di politica economica del suo paese, che ha tagliato la spesa pubblica offrendo al contempo un aumento dei crediti d’imposta per la ricerca. Se il mondo fossi così semplice, avremmo molte emicranie in meno.