Mi sarei volentieri risparmiato di commentare l’esito del referendum consultivo sulla messa a gara del trasporto pubblico locale in area urbana a Roma. Si tratta di uno di quei temi ormai stucchevoli, per logoramento, e dove si realizzano polarizzazioni immediate, con conseguente frastuono. Però alcune riflessioni ve le infliggo comunque.

di Massimo Burghignoli

Egregio Titolare,

non appena il Senato ha approvato la conversione del D.L. 148/2017 è giunta la segnalazione 24-11-2017 dell’Antitrust (AS1452) che ha stigmatizzato le nuove disposizioni sul c.d. “equo compenso” per i professionisti, in quanto lesive della libertà di concorrenza. La segnalazione, a parte richiami molto astratti alla dottrina di Chicago, sembra in realtà preoccupato della giurisprudenza delle Corte di Giustizia UE (sentenza 8-12-12016 C-532/15 e C-538/15 in nota 4), che aveva “assolto” le tariffe forensi spagnole.

di Vitalba Azzollini

Nel delirio di “regalini paternalistici”, mance e bonus – da elargire con la prossima legge di bilancio, in stile “tenga, buonuomo, si faccia una birretta” – sta passando quasi sotto silenzio un altro pacco dono, confezionato dal governo in favore dei concessionari autostradali. Non se n’è parlato molto, ma forse proprio per questo motivo il tema merita un’attenzione particolare.

C’era una volta un provvedimento legislativo italiano che, nelle intenzioni del legislatore, doveva servire ad aumentare la concorrenza e di conseguenza il benessere dei consumatori. Questo accadeva prima che il nostro paese venisse travolto da un’ondata senza precedenti di neoliberismo, di quelli che Dickens avrebbe magistralmente narrato. Fu così che la “legge sulla concorrenza”, che doveva avere cadenza annuale ed essere l’erede delle “lenzuolate” di liberalizzazioni rese oggi orfane dal loro papà, Pierluigi Bersani, che se ne dice amaramente pentito, finì a stagnare in parlamento o diventare veicolo di emendamenti per preservare il Popolo dall’assalto neoliberista.

Presentato oggi al parlamento il secondo rapporto annuale della Autorità di Regolazione dei Trasporti. Premesso che è tutto da leggere, e mai come in questo caso potreste farvi bastare le figure, è interessante la sezione relativa al trasporto pubblico locale di linea, ed in particolare all’equilibrio reddituale delle aziende del settore, dove per equilibrio occorre considerare l’obiettivo del rapporto tra ricavi da traffico e costi.

Quella che segue è la traduzione di ampia parte di un commento apparso sul Financial Times a firma di Yannis Palaiogolos, scrittore e giornalista greco, sul modo in cui sinora Syriza (non) avrebbe gestito le radici “culturali” di corruzione e clientelismo che sono alla base del forte deficit di fiducia della società greca, oltre che del suo corporativismo esasperato e potenzialmente letale. Sono concetti che anche noi italiani ben conosciamo, ed in questa lettura ci rispecchieremo per l’ennesima volta. L’economia greca ha innumerevoli problemi, primo fra tutti un settore esterno di dimensioni risibili, ma le pervasive “eccezioni alla regola” ne minano la capacità di rifondarsi, quanto e più dei tragici errori compiuti negli ultimi anni da parte dell’ortodossia economica europea.

Una divertente notizia giunge dalla Francia: oggi sarà presentato il rapporto Thévenoud, dal nome del deputato incaricato di trovare un modus vivendi tra taxi e startup di trasporto urbano come Uber e Chauffeur-Privé, LeCab ed altre. Le soluzioni proposte nei 30 punti del rapporto limitano fortemente i margini di manovra delle compagnie basate su app, ma rischiano anche di fare molto male ai tassisti.