Il nuovo psicodramma della politica italiana riesce a rianimare brevemente il tracciato piatto dell’interesse degli osservatori esteri per il nostro paese. Ad esempio, il buon Ambrose “Memento Mori” Evans-Pritchard, uno rispetto al quale Nouriel Roubini e Phastidio sono degli inguaribili ottimisti, mette assieme le fibrillazioni politiche, lo stato della nostra finanza pubblica, la congiuntura globale e i problemi della Fiat.

Il ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, in occasione del Consiglio dei Ministri della Salute europei, sotto la neopresidenza Belga dell’Unione Europea, non esclude l’ipotesi che anche l’Italia possa dare il via libera alla regolarizzazione delle farmacie online, tema che è informalmente in discussione in sede comunitaria oggi a Bruxelles. La posizione dell’Italia, prima di netta chiusura, “potrebbe quindi ammorbidirsi”.

“Siamo in troppi”. Questo proclama, che ricorda il celebre slogan di un bel po’ di anni fa dell’Associazione Italiana Educazione Demografica (preceduto da “Fermati, Adamo!”), è stato adottato anche dagli esercenti di ristoranti, pub e discoteche milanesi. Sono troppi, le liberalizzazioni di Bersani (che dio lo stramaledica, il liberismo è di sinistra) hanno provocato una esplosione di nuove imprese del settore, e quindi urge restringere l’offerta, come da sacri principi delle corporazioni. Vogliono norme, regole, controlli, i ristoratori milanesi. E li vogliono ex-ante, sia chiaro.

Il testo della riforma costituzionale che Giulio Tremonti ha portato oggi in consiglio dei ministri (dove ne è iniziato lo studio), segnalato da il Foglio 2+2, è un prezioso esercizio umanistico, con annesse citazioni all’immancabile Tocqueville, a Hobbes che è il lupo che va ingabbiato, al nuovo Medioevo della complicazione normativa, alimentato dal proliferare dei livelli di governo (a proposito di federalismi e previsioni del tempo di quartiere), ad immaginifiche uova deposte da serpenti burocrati che ricordano la riproduzione delle larve di Alien, al nodo di Gordio da tagliare con un colpo di spada, al chilometraggio ed al parquet normativi che crescono ogni anno.

di Mario Seminerio – Libertiamo

I giornali online ci stanno già facendo i titoli, ma il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nella relazione annuale al parlamento sullo stato della concorrenza in Italia, non si è limitato a dirsi favorevole a modifiche costituzionali per favorire la libertà d’impresa. Catricalà ha ricordato che la scadenza annuale di presentazione della cosiddetta “legge sulla concorrenza” è trascorsa ma di quella legge continua a non esservi traccia. Giova quindi riepilogare lo stato dell’arte sulla concorrenza in questo paese, e non è un bel vedere.