“Non siamo per il semplice ritorno alla situazione pre-liberalizzazioni. Ma abbiamo presentato una proposta di legge che contempera in modo equilibrato le esigenze degli esercenti, dei consumatori e dei lavoratori del settore commercio. Una legge che, soprattutto, difende i piccoli negozi dei centri storici a rischio desertificazione e i lavoratori di un comparto in cui i diritti subiscono la pressione fortissima di un precariato dilagante”. Lo ha detto stamattina la delegazione dei deputati del MoVimento 5 Stelle che, a Piazza Montecitorio, ha incontrato le sigle e i comitati in protesta contro le liberalizzazioni delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali, liberalizzazioni volute dal governo Monti. In attesa della palingenesi dei moti di piazza, quella che fa brillare gli occhietti a Casaleggio, dedichiamoci al piccolo mondo antico delle botteghe, quindi.

Mentre in Unione europea si dibatte (oggi meno che un tempo) sui modi più opportuni per spingere il completamento del mercato unico e creare crescita, problemi analoghi riaffiorano nei paesi in maggiore difficoltà economica e che cercano di stimolare la crescita, oltre che di controllare la spesa pubblica prodotta dalla propria periferia. Come in una matrioska maligna, qualcuno è sempre la “periferia” di qualcun altro, ed i guai si moltiplicano.

Chi segue con regolarità i lanci di agenzia, avrà notato che da qualche tempo esiste un trend molto nitido: il numero di dichiarazioni del loquace ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, è in costante aumento. Il nostro discetta su tutto ed il contrario di tutto. Auspica, spera, promette, giura solennemente, ammonisce, persuade, rivede le proprie posizioni, chiosa sé stesso, si arrende agli ineluttabili vincoli di bilancio, si ribella ai vincoli di bilancio, è realista, sogna, sostiene tesi ed antitesi. Un torrente in piena, un olimpionico della dichiarazia da fare impallidire il mitico Gianfranco Polillo.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel momento del ricordo di Margaret Thatcher e dell’analisi della sua azione politica la tendenza evidente è quella alla polarizzazione del giudizio, dove l’agiografia fronteggia la demonizzazione, ed alla inevitabile banalizzazione. Anche in questa circostanza svetta la pochezza analitica del nostro triste paese, condannato da una sorta di maledizione a produrre una classe politica incapace di creare discontinuità reali e tali da contrastare un declino economico, sociale e civile che pare ormai aver superato il punto di non ritorno. Leggere l’opera di Margaret Thatcher con occhiali italiani contemporanei tende a produrre vertigini da visione distorta.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Dopo mesi passati a discutere di una non meglio specificata “agenda Monti” vista soprattutto come luogo dello spirito, topos di posizionamento politico ma anche coperta di Linus che ricorda molto, nel marketing politico, la stessa opera di levigazione e consunzione del termine “liberale” che è stata fatta in questo paese negli ultimi vent’anni, abbiamo finalmente qualcosa che appare come un documento programmatico anche se si tratta, per ammissione del suo ispiratore, di un “primo contributo ad una riflessione aperta”. Per questo motivo gli assi portanti del documento appaiono al contempo generici ma anche stimolo di ulteriori riflessioni, analisi e critiche. Senza pretesa alcuna di esaustività, quindi, alcune considerazioni su ciò che di questo programma colpisce maggiormente.