Ogni popolo ha i leader che si merita. Gli italiani hanno una straordinaria propensione al vittimismo ed alla autoassoluzione, oltre ad un peculiare spirito nazionalista straccione che si sposa a meraviglia con un robusto analfabetismo economico di base. Nessuna meraviglia, quindi, che il Principe di turno eserciti il proprio ésprit florentin ricorrendo a molte di queste leve strategiche comunicative.

Come anche i più distratti tra voi avranno notato, nelle edicole italiane è tornata l’Unità. Prima che qualcuno tra voi corra ad informare il Gran Capo Estiqaatsi, ci corre l’obbligo di segnalarvi un articolo pubblicato oggi, a commento della congiuntura italiana. Perché quello che manca, al panorama dell’informazione italiana, è un po’ di sana propaganda in mezzo a tanta analitica oggettività.

…se non fossimo stati pigri, è esattamente questo. Già ascoltando la lettura dell’editoriale introduttivo di Concita De Gregorio su l’Unità, questa mattina, durante la rassegna stampa del GrParlamento Rai, siamo stati colti da uno strano movimento dei muscoli facciali, e che avremmo agevolmente scambiato per un accesso di riso, che ci ha provocato autentici singulti. Ma probabilmente ci siamo sbagliati, era altro.

Prosegue la storica e feconda tradizione di trasmigrazione di giornalisti del gruppo Espresso-Repubblica ai vertici de l’Unità. Dopo Antonio Padellaro, alla direzione del giornale fondato da Antonio Gramsci arriva Concita De Gregorio. Uno scarno comunicato della proprietà ha ufficializzato la nomina. Un passaggio già nell’aria da qualche tempo, che suscita il replay dello psicodramma vissuto anni addietro, in occasione dell’uscita di Furio Colombo, che aveva fatto gridare all’inciucio ed alla decapitazione della leggendaria “libera stampa”. Il comunicato della Nie (Nuova iniziativa editoriale SpA, società editrice del giornale acquistata da Renato Soru), redatto venerdì al termine di una mattiniera riunione del cda, spiega che:
”Questo avvicendamento è ritenuto funzionale al progetto di sviluppo e di innovazione de l’Unità soprattutto in direzione della multimedialita”’. Singolarmente, il termine multimedialità è esattamente quello usato da Paolo Bonaiuti nella ormai celebre conferenza stampa in cui, il mese scorso, sono state indicate le linee-guida della riforma del regime di contributi all’editoria.

Oggi Istat ha pubblicato il dato della variazione del pil nel remoto quarto trimestre 2007 e nel primo trimestre 2008. Sulla base delle informazioni finora disponibili (dato definitivo e sua disaggregazione saranno resi noti il 10 giugno prossimo), nel primo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,2 per cento rispetto al primo trimestre del 2007.

Ieri l’Unità online titolava: “Sgambetto di Dini sulla ricerca“. Che mai è successo? Forse che Dini e i suoi quattro amici al bar noti col nome di Liberaldemocratici avevano votato qualche odioso taglio ai danni della prostrata Università italiana? No, esattamente il contrario. E’ successo che il senatore di An Giuseppe Valditara ha presentato un emendamento che costituisce un fondo di 40 milioni di euro annui per il dottorato di ricerca. Valditara sostiene che la copertura vi sia, e vada ricercata nella leggendaria Tabella A, il calderone a cui si attinge per il (mal)funzionamento dei ministeri, che ha in dotazione 51 miliardi di euro, di cui 908 milioni da allocare. E così l’esponente di An, raccogliendo un composito consenso che va dalla CdL a Lamberto Dini e Giuseppe Scalera (Ld), Domenico Fisichella (Ulivo) e ai due “comunisti dissidenti” (perdonate l’ossimoro) Fernando Rossi e Franco Turigliatto, ha portato a casa il voto favorevole sull’emendamento, malgrado il parere contrario di maggioranza e relatore. E così, una delle bandiere della sinistra, quella del finanziamento della ricerca, è stata raccolta da un esponente del centrodestra. Pare che Valditara abbia ricevuto alcuni sms di esponenti della sinistra nei quali i medesimi confessavano di essere “dei coglioni”. L’autocoscienza è già un buon punto di partenza.

Le conclusioni del rapporto Onu sull’assassinio dell’ex premier libanese Hariri, avvenuto lo scorso 14 febbraio, appaiono indicare un’elevata probabilità di coinvolgimento dei servizi segreti siriani e libanesi, pur suggerendo la prosecuzione delle indagini, che dovrebbero essere auspicabilmente affidate alle autorità libanesi. Quest’ultime, secondo la relazione del tedesco Detlev Mehlis, sembrano in grado di condurre l’inchiesta in modo “efficace e professionale”, anche se il rapporto caldeggia l’istituzione di una piattaforma di assistenza e collaborazione tra comunità internazionale ed autorità di Beirut, per rafforzare la self-confidence del popolo libanese nei confronti della costruzione del proprio sistema di sicurezza. Abbiamo volutamente utilizzato una terminologia asettica e non ultimativa proprio per rispetto del processo di accertamento della verità. Si tratti o meno di garantismo, riteniamo che il modo migliore per giungere a conclusioni realmente probanti consista nel procedere con grande cautela e rigore.