Il dottor Castaldi è alfine giunto ad apprendere, dallo spiffero giornalistico e dal bisbiglio romano, che il giovane presidente della Commissione Attività Produttive della Camera (ove è stato eletto poco più di un anno fa da una maggioranza di centrosinistra, alla quale tuttora appartiene, almeno a livello nominalistico) avrebbe chiuso il deal con il Cavaliere, e sarebbe prossimo ad approdare a Forza Italia, in prospettiva elettorale ed elettoralistica. Il dottor Castaldi, a onor del vero, precisa di non far più parte di Decidere, di cui è stato uno dei primi firmatari, dallo scorso 3 agosto, sicché potremmo considerarlo uno dei più svegli tra i supporter di Capezzone. Altri, per contro, insistono con i loro bannerini policromi, le loro ruptures e le loro tavole mosaiche di Blair e Sarkozy. Quelli sono i sostenitori della cultura del fare e del decidere, i veri trend sniffer. Hanno naso, insomma. O più propriamente il moccio al naso.

Che c’è di male, si chiederanno i miei giovani e meno giovani lettori, se un deputato decide di cambiare casacca così rapidamente, dopo poco più di un anno di legislatura? In fondo, è l’articolo 67 della nostra sana e robusta Costituzione che stabilisce che ogni parlamentare rappresenta la nazione ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato, giusto? E peraltro, qui non c’è ancora stato nessun salto della quaglia, si attende solo il termine di questa agonizzante legislatura Made in Far Left, per l’annuncio ufficiale. Ma qualche riflessione si impone comunque, che dite?