In un editoriale di oggi il direttore de il Giornale, Mario Giordano, si dedica ad una forma di luddismo spesso amata dai politici di tutte le latitudini: la rottura del termometro, affinché ci impedisca di misurare la febbre. Giordano non è un politico, direte, bensì un giornalista. E compito dei giornalisti, parlando in astratto, è quello di dare le notizie, eventualmente affiancandole ad analisi e giudizi di valore. Giordano non fa altro da sempre, almeno per metà del suo compito: fornisce i giudizi di valore. Quanto alle notizie, esse sono spesso un optional, soprattutto quelle che potrebbero risultare scomode (a chi, scopritelo da soli). E così, oggi se la prende, col suo inconfondibile stile popolano e populista, con le grandi organizzazioni internazionali, ree di annunciare sciagure:

Ebbene, pensateci un attimo: le grandi istituzioni internazionali (Ocse, Fondo Monetario Internazionale, Ue, etc.) oggi si stanno comportando proprio così. C’è un maxitamponamento dell’economia mondiale, siamo in mezzo a lamiere e lamenti, disoccupati e animi esasperati. E loro che fanno? Se ne stanno lì, sul ciglio della catastrofe, salgono in cattedra, puntano il dito e rilanciano giorno dopo giorno una cifra più spaventosa dell’altra. Sembra che facciano a gara a chi la spara più grossa, ben sapendo per altro che le probabilità di azzeccarci sono simili a quelle di Alba Parietti di vincere il Nobel. A che servono? Perché li paghiamo? Perché li manteniamo?

E’ uno schema classico, quel “perché li manteniamo?”, tanto caro ad una destra populista di cui l’Italia sembra sia una delle patrie di elezione. E certo il messaggio ha un innegabile appeal per chi è spaventato da una crisi persino difficile da comprendere.