Alcune osservazioni critiche di Alberto Bisin all’avversione del vostro titolare per questa forma di austerità e per i rischi che essa implica, illustrati ne “La cura letale“, sono occasione per tentare una puntualizzazione definitiva (o quasi) della materia, per tentare di porre fine ad alcune polemiche ed etichettamenti ormai piuttosto stucchevoli, nel teatrino social che ha ormai stabilmente affiancato quello della politica. Il tutto cercando di tenere l’occhio sulla realtà fattuale, ché non guasta.

Visto che la carta stampata non ha fatto a tempo ad arrivare sulla “notizia” ma i social network e le edizioni online già grondano analisi, autoflagellazioni e dita puntate verso chiunque ed ovunque, pensiamo utile unirci al gioco di società nazional-popolare e commentare l’editoriale di ieri sul Financial Times di Wolfgang Münchau. Così, per non sapere che altro fare.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Dopo mesi passati a discutere di una non meglio specificata “agenda Monti” vista soprattutto come luogo dello spirito, topos di posizionamento politico ma anche coperta di Linus che ricorda molto, nel marketing politico, la stessa opera di levigazione e consunzione del termine “liberale” che è stata fatta in questo paese negli ultimi vent’anni, abbiamo finalmente qualcosa che appare come un documento programmatico anche se si tratta, per ammissione del suo ispiratore, di un “primo contributo ad una riflessione aperta”. Per questo motivo gli assi portanti del documento appaiono al contempo generici ma anche stimolo di ulteriori riflessioni, analisi e critiche. Senza pretesa alcuna di esaustività, quindi, alcune considerazioni su ciò che di questo programma colpisce maggiormente.

Ci sono due frasi che sintetizzano il senso di un paese ridicolo ma soprattutto affetto da amnesia congenita. La prima è del rientrante (mai uscito, a dire il vero) Silvio Berlusconi, e diventerà il nuovo tormentone dei media e delle chiacchiere da mezzi pubblici e mercati generali, almeno fino alla prossima smentita e denuncia di fraintendimento:

«Lo spread è un imbroglio e un’invenzione con cui si è cercato di abbattere una maggioranza votata dagli italiani e che governava il paese. Prima non ne avevamo mai sentito parlare, se ne parla solo da un anno, e cosa ce ne importa?»

Nulla, che ci frega di devolvere quote crescenti di reddito nazionale a spesa per interessi? Oppure che ci frega che le nostre imprese vengano salassate (quando ottengono prestiti, quindi sempre più di rado) da un costo del credito che ne distrugge la capacità di sopravvivenza? Che ci importa? Prima lo spread non esisteva, è tutto un complotto.

Oggi il premier ha parlato delle problematiche e delle criticità del servizio sanitario nazionale, in occasione di un intervento in videoconferenza con la fondazione Ri.Med di Palermo. Monti ha detto quello che tutti sanno:

«La sostenibilità futura dei nostri sistemi sanitari, incluso il nostro servizio sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni»

Frase e concetti di una banalità e descrittività assolute. Ma non per tutti.