Quando, tra alcuni decenni, storici, antropologi ed archeologi realizzeranno il post mortem dell’Italia, una cosa balzerà immediatamente agli occhi: la costante di una classe politica di ipnotizzatori, e di una cittadinanza ipnotizzata. Come definire altrimenti il caso di un ministro dell’Interno che, di fronte all’ennesimo scempio di legalità in una località del Mezzogiorno, il cui consiglio comunale è stato sciolto per mafia, con la criminalità organizzata trionfante che prima guida l’immigrazione clandestina poi la rigetta, non trova di meglio che criticare duramente la legislazione scritta sotto dettatura del partito del ministro medesimo? Un partito che da anni presidia saldamente il Viminale, e che da sempre riesce a trovare sponda di consenso giocando a fare l’opposizione pura e dura.

Continuano gli infantili capriccetti della Lega dopo la vittoria di Fiumicino su Malpensa:

«L’emendamento (che introduce la tassa su richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno e la fideiussione per gli imprenditori che non siano di pura razza italiana, ndPh.) c’è, solo che al posto dei 200 euro per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno si prevede un contributo da definire con decreto. Il principio viene affermato così come previsto e votato» (Roberto Maroni, 13 gennnaio 2008)