Caro Massimo,

poiché mi hai confidato di leggermi da anni, credo tu sappia o intuisca che non ho un carattere semplice. Uno dei miei peggiori difetti è quello di non riuscire a credere alle fiabe, per quanto mi sforzi. C’è poco da fare, proprio non mi viene. Eppure sarebbe così semplice, stare al gioco ed attendere diligentemente di essere cooptato dal “sistema”.

Riportiamo integralmente l’editoriale di Massimo Giannini, comparso oggi su Repubblica, che rappresenta il tentativo di amplificare tesi e temi presentati su questi pixel che sinora non hanno trovato spazio nel provinciale, asfittico ed illusionistico dibattito politico italiano. Hai visto mai che, essendo finite su Rep., queste considerazioni serviranno ad accendere la luce ed aprire gli occhi? Ma anche no. E comunque, abbiamo come l’impressione che “provincialismo” sia sempre quello degli altri…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Phastidio,

una premessa: il sito in questione è una delle mie prime letture del mattino. Preparatissimo, informatissimo. E poi: idee sempre suggestive, prosa molto brillante.

Per questo (la stima che ho di Phastidio) mi permetto amichevolmente di respingere le critiche al mio editoriale di ieri su A&F sulla via giudiziaria al mercato. Spiego sommariamente perché, per singoli punti.

Su Repubblica, Massimo Giannini si interroga sulla spettacolare iniziativa della ormai celeberrima procura di Trani, e sul blitz negli uffici milanesi di Standard & Poor’s, giungendo alla conclusione che queste iniziative sono giusto un filo esorbitanti, e del tutto anomale nel panorama di ogni altra democrazia occidentale. Facciamo progressi.

Esiste uno stile-Repubblica? Certamente si. E’ fatto di vorticose reinterpretazioni della storia (e talvolta della cronaca), superiorità morale ed antropologica, profonda convinzione di essere gli unici legittimi king maker di questo delegittimato paese. Anche le nuove leve e gli enfant prodige di Largo Fochetti si confermano appartenenti a pieno titolo alla genia pedagogica del Fondatore. Prendete l’editoriale di ieri del vicedirettore Massimo Giannini sul “caso Telecom”, ad esempio. Infarcito di dotte citazioni di storia politica italiana, ed impegnato a sostenere la tesi della legittima ira del premier per non essere stato informato dell’ampiezza della ristrutturazione finanziaria in atto, ira tanto più impressionante in quanto proveniente da un uomo che ha fatto di mitezza e bonomia la cifra della propria azione politica. E così, ecco Giannini snocciolare le motivazioni alla base della censura del comportamento dell’intrepido capitano di ventura Marco Tronchetti Provera.