Nuovo, ennesimo esempio di come si alimenta il dibattito pubblico in Italia:

Tra gli obiettivi della riforma fiscale c’è il ritorno alla deduzione per carichi familiari. Lo sottolinea il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a margine del convegno della Cisl “Le donne e il lavoro: la risposta alla crisi“. Affermando che ”sbagliò il governo Prodi a cancellare le deduzioni per carichi familiari che sono come il quoziente familiare se non meglio”.
“Ritornare alle deduzioni per carichi familiari è obiettivo della riforma – ha spiegato – compatibilmente con la situazione economica e di finanza pubblica”.
Sacconi ha precisato che ”sui tempi della riforma e su come si finanzia parla Tremonti per tutti” (Ansa, 18 gennaio 2010)

In pratica, funziona così: un governo Prodi modifica la legislazione fiscale; l’opposizione di centrodestra sbraita contro il cambiamento, e promette solennemente che la riforma verrà riformata. Divenuta maggioranza, la ex opposizione conferma l’intervento. Ma non subito: più avanti.

Intervenendo alla trasmissione Mattino Cinque su Canale 5, il consueto teatrino di famiglia (governativa), il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato al popolo sofferente che il tasso di disoccupazione nel 2010 si attesterà “al di sotto del 10 per cento”. Che detta così fa uno strano effetto, visto che a ottobre eravamo all’8 per cento.

L’Agenzia italiana del farmaco, Aifa, ha deciso di non modificare la propria delibera del 30 luglio scorso, che autorizza l’introduzione in Italia della pillola abortiva RU486, perché  tale delibera è “già pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero”, secondo la direttiva del ministo del Welfare, Maurizio Sacconi. Premesso che la somministrazione avverrà nelle strutture sanitarie indicate dalla legge 194, l’Aifa si dichiara incompetente a determinare se la somministrazione della Ru486 debba avvenire in modalità di ricovero ordinario o in regime di day hospital.

Ieri,  nel corso della Giornata Mondiale del Risparmio, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha segnalato che “nell’anno chiuso a settembre, in Italia l’occupazione è scesa del 3,3 per cento (650.000 unità), e che “registreremo ulteriori perdite in questi mesi finali dell’anno”. E’ utile premettere che Draghi ha tratto queste stime dai modelli econometrici della Banca d’Italia, non ha interpellato una cartomante.

Il copione lo conosciamo: il governatore della Banca d’Italia proferisce parole di buonsenso, ed esponenti del governo e/o della maggioranza replicano di volta in volta in modo sdegnato o liquidatorio-accondiscendente. Questa volta, sulla necessità di una riforma del sistema di ammortizzatori sociali, tale da farne strumento realmente inclusivo di welfare, e di innalzare l’età media effettiva di pensionamento sia per liberare risorse che per sostenere il tasso di trasformazione degli stipendi in pensioni, è il turno di Maurizio Sacconi precisare sbrigativamente che il governo ha già fatto.

Sul Corriere, istruttiva intervista di Sergio Rizzo a Maurizio Sacconi, dove il ministro del Welfare offre il suo manifesto programmatico, spaziando su una molteplicità di temi e con immancabile scorribanda nel campo della precettistica morale e moralistica che lo caratterizza da qualche tempo. L’intervista a dire il vero mantiene uno spessore piuttosto esiguo per tutta la parte relativa alla contrattazione decentrata, ed all’abituale lip service verso la sussidiarietà che è ormai, assieme agli asili-nido ed al quoziente familiare (qualsiasi cosa ciò possa significare a livello operativo), una delle più gettonate giaculatorie della classe politica, senza distinzione di schieramento.