Nella giornata di ieri il governo, per bocca del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato l’introduzione di quella che è stata definita una forma di stabilizzazione del sistema previdenziale in relazione all’incremento dell’aspettativa di vita, per effetto della quale

«A decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età anagrafica per l’accesso al sistema pensionistico sono adeguati all’incremento della speranza di vita accertato dall’Istat e validato da Eurostat con riferimento al quinquennio precedente»

Temendo di apparire troppo draconianamente decisionista su una misura così imminente, in quanto destinata ad entrare in vigore tra soli sei anni, il governo si affrettava a precisare che “l’incremento dell’età pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non può comunque superare i tre mesi”.

Commentando ieri il dato sul ricorso alla cassa integrazione, diminuita in giugno dell’8,08 per cento sul mese precedente, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si è lanciato in ardite estrapolazioni sulla congiuntura, arrivando a inferire che “non solo la fase peggiore della crisi sia alle nostre spalle, ma che ci sia anche una moderata ripresa nella produzione industriale e nell’edilizia”.

Per Maurizio Sacconi, dopo il “colpo di stato” del 1992, le “borghesie ciniche ed autoreferenziali” (sic) imposero la “moderazione salariale”, con gli accordi di luglio 1993. Per colpa di quella concertazione, sempre secondo il nostro psichedelico ministro, i salari e la produttività italiana furono condannati a restare bassi e stagnanti. E soprattutto, “non c’era bisogno di moderazione salariale perché l’inflazione era bassa rispetto al decennio precedente”. Rileggere il passato con le lenti dell’attualità politica è sempre un simpatico gioco di società.

Presentato dal ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi, il “Libro Bianco sul futuro del modello sociale“, elaborazione dal titolo impegnativo e dalla rimarchevole astrattezza, privo di indicazioni operative traducibili in policies. Voluto o meno che fosse il risultato, vale la pena scorrere alcune parti qualificanti dell’opera. Cardine del welfare (come potrebbe essere diversamente?) è la fiscalità. E la fiscalità deve premiare la famiglia. Il sostegno alle famiglie dovrà tener conto della composizione del nucleo familiare. Dato che l’opera è una raccolta di principi, questo potrebbe apparire come un lip service a buon mercato al concetto di quoziente familiare, ma non vorremmo presumere troppo. Per ora, basti segnalare che il governo parla di promozione di un “patto intergenerazionale”. Che suona bene, qualunque cosa significhi.

– “Sono ottimista. La giornata di domani è decisiva. Sarà lunga e impegnativa. Confido che prevarrà la consapevolezza determinata dal fatto che l’alternativa è il fallimento. Questo porterà tutti ad avere un comportamento ragionevole.” (Maurizio Sacconi, 10 settembre 2008);

– “O questa notte o mai più. Purtroppo questa è l’ultima possibilità, non ce n’è una seconda. Non c’è la possibilità di un secondo appello. Domani mattina, quando si apriranno gli uffici, il commissario straordinario Augusto Fantozzi deve avviare con rapidità atti che si fondano sulla presenza o meno dell’accordo” (Maurizio Sacconi, 11 settembre 2008);

– “Le condizioni oggettive fanno temere il peggio”, dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dopo la lunga mediazione nella notte con Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Quanto alla possibilità che l’amministratore straordinario di Alitalia possa avviare subito le procedure per la mobilità, il ministro ha indicato che “certamente” lo farà, “perché è tenuto a farlo” (Ansa, 12 settembre 2008, ore 7.46);