Lo scorso anno, l’Iraq Study Group di Baker ed Hamilton aveva suggerito all’Amministrazione di Washington di promuovere il coinvolgimento di Siria ed Iraq nella gestione dei problemi della regione mediorientale, tra i quali figurano la situazione irachena, quella libanese e la crisi israelo-palestinese. Lo scorso martedi, funzionari dell’Amministrazione Bush hanno comunicato che, entro i prossimi due mesi, verranno avviate due serie di incontri tra l’Iraq ed i suoi vicini, inclusi Iran e Siria, a cui gli Stati Uniti parteciperanno, pur senza che ciò implichi negoziati diretti con l’Iran.

Dopo mesi di pressioni da parte del governo di Baghdad, gli Stati Uniti si sono decisi ad aderire ad un’iniziativa che, sebbene mirata esclusivamente a stabilizzare l’Iraq, potrebbe tuttavia aprire le porte ad un dialogo per la sistemazione di ampia parte della regione mediorientale.

Lo spostamento delle posizioni di Washington è significativo, e sembra rappresentare la definitiva presa di coscienza dell’indebolimento geostrategico che gli Stati Uniti hanno dovuto subire dall’inflessibilità della posizione di politica estera perseguita dopo l’11 settembre.