di Vitalba Azzollini

La mancanza di credibilità della politica nostrana non perde occasione di manifestarsi anche al di fuori dei patri confini. Il riferimento è alla indicazione di candidati italiani per la carica di commissario alla concorrenza presso l’Unione Europea. Si tratta di una carica di rilievo, in una realtà sempre più globalizzata: il commissario si occupa, tra l’altro, di competizione commerciale (cartelli e abusi di posizione dominante), di concentrazioni tra imprese e aiuti di stato, ai fini di una concorrenza leale nell’UE.

Ieri l’amministratore delegato del Gruppo FS, Mauro Moretti, ha commentato i ricorrenti boatos che vorrebbero l’operatore ferroviario dominante assumersi l’onere del salvataggio di Alitalia: “Un’operazione molto, molto complicata ma non si può escludere nulla”. D’acchito, e da perfetti malpensanti, viene da inferire che nulla si possa escludere in funzione della moral suasion che il potere politico eserciterà su Moretti medesimo. Il quale, però, essendo da sempre solidamente inserito nel sistema di potere del paese, probabilmente non farà resistenza, anche considerando alcuni benefici collaterali che potrebbero derivargli, in termini di potere personale e della mai trascurabile possibilità che il suo nome entri nel pantheon dei “salvatori” del sistema-paese. Un sistema che ormai olezza di cadavere lontano un miglio.

Il titolo di questo post è ispirato ad un pregevole libro di Guido Rossi di quasi un decennio addietro, in cui si evidenziava come il conflitto d’interesse si avviasse a diventare ormai l’asse portante del capitalismo occidentale e di quello italiano in particolare. E questo titolo ci pare perfetto per segnalare l’editoriale di Luigi Zingales sul Sole di ieri, in cui il docente della Booth School of Business dell’Università di Chicago segnala il ruolo perversamente oligarchico svolto dai compensation commitee delle imprese italiane quotate.

Pubblicato il rapporto annuale del Census Bureau su reddito e copertura sanitaria negli Stati Uniti, basato su interviste raccolte lo scorso marzo. Tra le evidenze più interessanti, non tanto la diminuzione del reddito reale mediano delle famiglie (circostanza che si verifica ad ogni recessione), quanto il fatto che tale reddito reale, nel 2008, risulta inferiore a quello del 1999.  Gli anni Duemila si riveleranno il decennio in cui gli americani sono diventati più poveri. Il reddito reale mediano è cresciuto solo in tre anni (2005, 2006 e 2007) ed al picco ciclico del 2007 era comunque inferiore ai livelli del 1999 e 2000.

Quello che segue è un brano tratto da “La paga dei padroni“, il libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti che dovrebbe essere adottato come testo obbligatorio nelle scuole italiane. Non focalizzatevi sui nomi dei protagonisti: non è rilevantissimo, e potreste sostituirli con quelli di altri grandi manager ed imprenditorti italiani, come potrete constatare leggendo il libro. Concentratevi piuttosto sui meccanismi adottati. Solo così potrete afferrare appieno la realtà del capitalismo predatorio (italiano e non solo, come dimostrano le vicende degli ultimi anni), e l’intima essenza del concetto di conflitto d’interesse, oltre a realizzare che il capitalismo ed il mercato sono altra cosa. A partire da un rigoroso e virtuoso disegno degli incentivi che, in un mondo ideale, sarebbe compito del legislatore.