Oggi, compulsando le notizie d’agenzia, ci è caduto l’occhio sul proclama di due deputate Pd, relativo ad un dato reso noto ieri dalla Commissione europea sulla situazione dei programmi Garanzia Giovani e Iniziativa Occupazione Giovani, a tre anni dall’entrata in vigore. Leggendo il comunicato, si viene colti dalla sensazione di essere in un paese che ha svoltato in modo decisivo. Poi, analizzando la realtà, si giunge alla conclusione che è un falso allarme.

Come segnala il Financial Times, in Giappone sta (forse) accadendo qualcosa di epocale: un circospetto, lieve ma significativo ricorso a manodopera d’immigrazione. Sarebbe una profonda discontinuità, nel paese che sinora è riuscito a conciliare una popolazione tra le più anziane al mondo con la chiusura pressoché totale a lavoratori stranieri.

Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati delle comunicazioni obbligatorie, sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Nel trimestre, le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso (-163.099), per evidente effetto della riduzione dei sussidi all’assunzione a tempo indeterminato. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati nel trimestre sono stati 470.561, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015.

(Istruzioni per l’uso: post pieno di numeri ed ipotesi interpretative. Se avete fretta o non riuscite a mantenere la concentrazione, potete andare direttamente alle conclusioni, in fondo pagina)

I dati dell’Osservatorio mensile Inps sul precariato, pubblicati ieri e riferiti al periodo gennaio-giugno, confermano l’esaurimento della spinta propulsiva dei sussidi del Jobs Act ma anche una sorta di animazione sospesa del mercato italiano del lavoro. Ancora una volta, serve leggere i dati tenendo sullo sfondo la congiuntura, per evitare le solite correlazioni spurie. Resta tuttavia il problema di fondo: i sussidi del Jobs Act passeranno alla storia patria come l’ennesimo capitolo di spreco di denaro pubblico. Non per corruzione ma per insipienza.

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

I buoni lavoro, i cosiddetti voucher, stanno vivendo un boom senza precedenti nel nostro paese. La polarizzazione del dibattito è stata immediata: si tratta dell’emersione del nero o di “altro”, dettato dalla pressione del mercato a ridurre il costo del lavoro? Forse questa è una domanda retorica.

Pubblicati oggi da Inps i dati mensili su attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro, nella cornice dell’Osservatorio sul precariato. Da essi si ricava, manco a dirlo, che col taglio dei sussidi, le assunzioni a tempo indeterminato sono divenute pressoché esangui. Se poi andiamo ad utilizzare alcuni numeri di sintesi, inclusi delle cessazioni, e più rappresentativi delle effettive dinamiche congiunturali del mercato del lavoro, scopriamo cose non esattamente eclatanti.