Il nostro premier è triste. Per i continui ostacoli che il Malvagio (travestito di volta in volta da magistratura, parlamento, presidente della repubblica) getta sul suo camino riformatore. Ultimo insulto, la mutazione del Milleproroghe:

«Quello che il presidente del Consiglio e il Governo avevano concepito come un focoso destriero purosangue, quando esce dal Parlamento è, se va bene, un ippopotamo»

Si è lamentato ieri il Cavaliere.

Tra le altre perle rinvenute nelle pieghe del Milleproroghe, segnaliamo che il 6 aprile diverrà la giornata delle vittime del terremoto dell’Aquila e anche di tutte le vittime degli eventi sismici e delle calamità naturali che hanno colpito l’Italia, inclusa Ruby. Sarà festa ma si lavorerà, per non urtare la suscettibilità di Confindustria e tentare di raggiungere il famoso 1,5 per cento di crescita del Pil preconizzato dal premier.

Approvata al Senato la fiducia sul Milleproroghe, che ora passa alla Camera per la seconda lettura che dovrà essere completata entro il 27 febbraio, quando scadranno i termini di conversione. Con il maxiemendamento di ieri è stata confermata la proroga di sei mesi per il pagamento delle multe relative alle quote latte, misura che interessa poche centinaia di allevatori irriducibili e si avvale del padrinato politico della Lega Nord. Cambiano le risorse, che si riducono a 5 milioni di euro dai 30 milioni previsti nell’emendamento approvato dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato.