Il sito Economics of Contempt sta redigendo un elenco (e già si annuncia un protratto work in progress) con le citazioni celebri di tutti i guru che hanno risolutamente negato l’esistenza di una bolla immobiliare. Tra i nomi dei previsori pare esservi una solida maggioranza di sostenitori dell’ipotesi dei mercati efficienti, e più in generale di quanti ritengono che il mercato tenda naturaliter all’equilibrio.

Eccellente grafico interattivo dell’Economist sulla rivalutazione dei prezzi immobiliari in giro per il mondo. Scegliete il trimestre di partenza ed i paesi da confrontare, e potrete verificare che la bolla immobiliare è stata pressoché globale, con buona pace del ritornello di una bolla costruita negli Stati Uniti per effetto dei finanziamenti agevolati concessi alle minoranze. Purtroppo questa è una leggenda metropolitana di matrice repubblicana con cui dovremo abituarci a convivere, malgrado robuste evidenze del contrario, e che peraltro non spiega in alcun modo la bolla del Commercial Real Estate. E quindi, quali le cause?

Dunque, in questi giorni abbiamo avuto lo scoppio di una bolla speculativa, alimentata negli ultimi anni dal riciclaggio di enormi surplus di bilancia commerciale, sopratutto ma non esclusivamente dei paesi produttori di petrolio (Dubai non lo è). Una bolla esacerbata dal peg al dollaro americano delle valute dei paesi del Golfo, che ne ha impedito l’apprezzamento e causato tassi reali negativi, il combustibile delle bolle.

Finalmente disponibile, grazie ad un paper di Dirk J.Bezemer della Università di Groningen, la lista degli economisti “contrarian” che hanno correttamente previsto la crisi americana (a differenza degli economisti e dei modelli mainstream), come conseguenza dello scoppio della bolla immobiliare e della deflazione di debito ad essa successiva. Anche il timing delle profezie appare più che soddisfacente.

Questa è esemplare. Angelo Mozilo, il fondatore ed ex presidente e CEO di Countrywide, il prestatore di mutui acquisito da Bank of America nel gennaio 2008, quando stava per affondare sotto il peso dei subprime, anni addietro decise che la sua società doveva cambiare il proprio regolatore, e così avvenne. Mozilo, figlio di un macellaio del Bronx, pluri-inquisito nel corso degli anni per frodi in titoli, fino all’ultima accusa di insider trading rivoltagli dalla SEC lo scorso 4 giugno, scelse di porre Countrywide sotto il malleabile Office of Thrift Supervision (O.T.S.), e non più sotto la Fed e l’Office of the Comptroller of the Currency.

di Mario Seminerio –  © Liberal Quotidiano

L’ultima edizione del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale stima che le banche europee avranno bisogno di iniezioni di nuovo capitale da un minimo di 375 ed un massimo di 725 miliardi di dollari, a fronte di una cifra compresa tra 275 e 500 miliardi di dollari per le banche statunitensi. Nessuno conosce la reale entità di tale fabbisogno, naturalmente, ma quello che appare evidente è che molte banche europee hanno seri problemi, malgrado una regolazione apparentemente più rigorosa rispetto a quella delle consorelle anglosassoni. Il mancato risanamento delle banche europee è destinato ad avere un considerevole impatto sull’economia della regione, dove l’intermediazione creditizia è fondamentale nel finanziamento di imprese e famiglie, che potrebbero quindi subire gli effetti di un razionamento di credito erogato a condizioni più restrittive, in attesa che gli accresciuti margini di interesse riparino i bilanci delle banche.

La Federal Deposit Insurance Corporation, per gli amici FDIC, ha ieri annunciato di avere rinviato a tempo indeterminato un programma-pilota da un miliardo di dollari, previsto per questo mese, finalizzato ad aiutare le banche a liberarsi degli attivi tossici, che ora si chiamano legacy loans. Ora le banche si sentono molto più forti grazie, in ordine cronologico, all’ammorbidimento delle regole contabili di mark-to-market, agli esiti benevoli (soprattutto per lo scenario utilizzato) degli stress test, e della successiva forte raccolta di mezzi propri sul mercato, aiutata in modo determinante dal mega-rally di borsa in atto da inizio marzo.