Alcuni numeri tratti dall’Economist di questa settimana spiegano in modo eloquente il fallimento delle pratiche di nazionalizzazione delle risorse naturali in Africa:

700.000 tonnellate:
– La produzione annuale di rame in Zambia negli anni Settanta, al momento della nazionalizzazione;

249.100 tonnellate:
– La produzione dell’anno 2000, dopo trent’anni di cattiva gestione, sprechi e corruzione nella compagnia statale del rame;

427.000 tonnellate:
– La produzione annuale odierna, dopo che le miniere sono state cedute a KCM, una società privata indiana;

900.000 tonnellate:
– La produzione attesa per il 2008, dopo gli investimenti che KCM avrà effettuato per espandere la capacità produttiva ed aumentare la vita utile attesa delle vecchie miniere.

A nostro giudizio, il miglior commento sull’ascesa di Giorgio Napolitano al Colle è quello di Carmelo Palma, dei Riformatori Liberali. Tra tribalismo e miti ideologici, tra sbianchettamento della storia e antichi pregiudizi settari, i diessini hanno preferito inviare al Quirinale un anziano signore di 81 anni, dal posticcio pedigree socialdemocratico (tutto è relativo, in questo paese). Vera cariatide del fu-Pci, e corresponsabile della linea politica di quel partito negli ultimi cinquant’anni, nel bene e (soprattutto) nel male. Nessuno spazio per Giuliano Amato, vicepresidente del Partito Socialista Europeo e coscienza critica della sinistra riformista europea, colpevole di non essere appartenuto alla grande chiesa del fu-Bottegone, ora Botteghino affetto da bulimia di potere. Scrive Palma: