Diciamola tutta, sentivamo la mancanza dei dardeggianti articoli neocon di Christian Rocca. Ebbene, oggi il Nostro è tornato, con il suo armamentario fatto di Monaco 1938, Chamberlain (Neville, non Richard), Hitler, svastiche frammiste a falci e martelli. Già il titolo è di quelli da sdilinquire i nostri nerboruti esportatori della democrazia: “Mosca, Sarajevo, Baghdad, Tblisi“. Per una volta, Rocca si lascia alle spalle l’islamofascismo™, ci fa grazia di citare Paul Berman e l’intellettuale italo-newyorkese Franco Zerlenga, lascia in panchina la premiata ditta Podhoretz and Son ed il loro infinito conteggio di guerre mondiali in corso, e si dedica al Caucaso.

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Christian Rocca continua a piacerci. Per il suo stile irriverente e diretto. Per la sua infaticabile voglia di screditare “i cattivi”. Per la sua ignea battaglia morale volta ad annichilire i menzogneri, che ricorda la frase dei Nirvana su Francis Farmer “she will came back as the fire to burn all the liars“. E soprattutto Rocca ci piace per la nettezza delle sue idee, nelle quali la cultura del dubbio non ha diritto di cittadinanza. E’ lui, d’altronde, quello che, per affrontare un problema sul quale i più importanti studiosi al mondo non si sono ancora messi d’accordo, dopo dieci anni di furiosi dibattiti e alcune migliaia di articoli accademici (la relazione tra democrazia e pace), ha iniziato il suo libro “Cambiare Regime” scrivendo “è molto semplice”.