Oggi, con gli spread italiano e spagnolo in ulteriore, vistosa ascesa si segnala la pessima performance della borsa italiana in cui, come è più o meno noto, le banche hanno una elevata incidenza sull’indice. La dinamica è semplice: recessione in approfondimento con rischio di aumento di dissesti aziendali che si trasformano quindi in sofferenze, investitori internazionali che si liberano dei titoli di stato per evidente timore che l’assenza di crescita finisca col mandare a gambe all’aria le prospettive di consolidamento fiscale del paese, minusvalenze potenziali che mettono pressione sulla base di capitale delle banche, la cui rischiosità (ed effettiva) percepita aumenta. E le vendite sull’azionario grandinano.

Serve la manovra correttiva a fine anno. E’ quanto chiede il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che interpellato dall’ANSA ha spiegato che oggi in Consiglio dei Ministri il ministro Padoa-Schioppa ha avanzato l’ipotesi di non fare la manovra correttiva a fine anno. Bontà sua, diciamo noi, visto l’andamento dei conti pubblici. Ma non entusiasmatevi troppo:

”Non sono d’accordo, perché non farla – ha spiegato Ferrero – obbliga ad usare il Tesoretto quasi tutto per il deficit e non per la spesa sociale. Inoltre, ci tagliamo la possibilità di operare la redistribuzione del reddito, che è necessaria perché in Italia il divario tra ricchi e poveri è troppo alto e noi ci siamo presi l’impegno di redistribuire le risorse. Va fatta, quindi, una manovra correttiva per prendere dall’ alto e redistribuire verso il basso. Il Tesoretto deve essere usato invece in larga parte per le pensioni e per la spesa sociale”

Ragionamento impeccabile, in una strategia di progressiva abolizione della proprietà privata per mezzo della leva fiscale.