All’ultimo convegno Forex il governatore della Banca d’Italia, armato di indicatori, buonsenso e di sensori (funzionanti) sul territorio, ha preconizzato che l’occupazione è destinata a subire un forte peggioramento nei prossimi mesi. Questa è anche l’intuizione che deriva dalla teoria economica, poiché l’occupazione è un lagging indicator della congiuntura, cioè si muove in ritardo rispetto ai livelli di attività economica, nel bene e nel male. Non servono necessariamente modelli econometrici né la lettura dei tarocchi, sicché era verosimile e razionale che il ministro dell’Economia potesse trovare questa previsione più fondata di altre. La risposta c’è stata, in effetti, dal salotto buono dell’Aspen, ma è stata una risposta involontariamente (si spera) lugubre: “abbiamo fatto tutto il possibile”. Una frase a cui, di solito ne segue altra di questo tenore: “ma non c’è stato nulla da fare, mi dispiace”. Sotto l’abituale e fallace mantra tremontiano (noi questa crisi “l’avevamo vista arrivare”), non c’è molto altro.

Il sempre posato e riflessivo senatore Paolo Guzzanti, dissidente forzista, l’uomo più spiato del mondo allo stesso modo in cui internet è stata inventata da Al Gore, scende in campo col suo sito Rivoluzione Italiana, vero monumento all’understatement, per “difendere” il Partito Liberale Italiano dal tentativo di takeover ad opera di Arturo Diaconale e Marco Taradash. E qui occorre preliminarmente spendere un elogio per Guzzanti, che molto scaltramente ha deciso di usare per il suo sito degli ugly permalinks, basati sul numero progressivo dei post, e non i fancy permalinks che indicano data e titolo degli articoli. In questo modo Guzzanti non ha alcun problema a scrivere un titolo che ammonta a 120 parole e 751 battute, spazi inclusi. Immaginate come sarebbe stato il fancy permalink di un simile titolo: altro che polonio. Titolo rigorosamente maiuscolo, come si addice ad un uomo che vuole gridare al mondo il suo sdegno quotidiano.”Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”.