Il governo italiano ha annunciato, nell’ambito del pacchetto di sostegno all’economia varato venerdì scorso, anche l’istituzione di una addizionale d’imposta sul materiale pornografico. Che, all’articolo 31 del decreto-legge approvato venerdì scorso in Consiglio dei ministri, è così definito:

Ai fini del presente comma, per materiale pornografico si intendono i giornali quotidiani o periodici, con i relativi supporti integrativi, e ogni opera teatrale, letteraria, cinematografica, audiovisiva  o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico, in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti, come determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.”

Prescindendo dal superlavoro che il ministro dei Beni culturali ed i suoi collaboratori dovranno compiere per classificare tutto il materiale imponibile, si possono compiere alcune considerazioni sugli effetti economici di questa sovraimposta.