Ma quanti voti spostano, oggi, i radicali? E soprattutto, in che direzione rispetto alla coalizione in cui si trovano: attrattiva o repulsiva? Quanti elettori indecisi voteranno per il Pd veltroniano per effetto dell’accordo con le truppe pannellate? E quanti voteranno altrove proprio a causa della presenza in lista dei radicali? Sarà una deformazione professionale, ma noi tendiamo sempre a valutare azioni e comportamenti in termini di analisi costi-benefici. E in questo caso non riusciamo a capire. Gli ultimi sondaggi accreditano i radicali di circa l’1 per cento delle intenzioni di voto (sondaggio effettuato il 20 febbraio – cioè prima dell’accordo con il Pd- da Crespi Ricerche per conto di Clandestinoweb.com). Partiamo dai benefici: quali vantaggi può trarre il Pd dalla presenza in lista dei radicali?

Contravvenendo ad una solenne promessa fatta tempo addietro a noi stessi, torniamo ad occuparci della setta di Torre Argentina. Ieri è stato messo online il nuovo sito di Daniele Capezzone, il reprobo di casa Pannella. Diciamo subito che il sito non è gran cosa, né per aspetto grafico (ma quello è soggettivo) né, soprattutto, per contenuti. Capezzone lancia il suo network, l’ennesimo, con tredici punti programmatici, tredici “cantieri per un’Italia ad alta velocità”, nientemeno, sui quali cerca “adesioni”. Come ben sappiamo, anche per pluriennale esperienza personale nel magico mondo della finanza italiana, in questo paese ciò che conta non è essere bensì apparire, mediatizzarsi, e Capezzone è tra i migliori prodotti sulla piazza in tal senso, un autentico spinner di razza, vocato a promuovere soprattutto se stesso.

Pare che Marco Pannella, alle prese con la ormai irreversibile crisi del contrassegno elettorale creato con lo Sdi di Boselli, sia nuovamente entrato in una delle sue fasi di elaborazione creativa. L’ennesimo colpo di teatro per galvanizzare e rivitalizzare le sparute e spaurite truppe, peraltro abituate da alcuni decenni agli avvitamenti carpiati del proprio eterno leader.

L’ultima riflessione, nell’imminenza del congresso dei radicali italiani, che inizierà a Padova nella profetica data del 2 novembre, sarebbe quello di un restyling della sfortunata triade di riferimento culturale dei radicali rosapugnanti. Dopo Blair-Fortuna-Zapatero, Pannella si appresterebbe ad innestare la quarta gamba al tavolo dei numi protettori. Chi è il fortunato? Nientemeno che Al Gore, l’ex vice di Bill Clinton e sfortunato sconfitto (nel modo che sappiamo) alle presidenziali del novembre 2000. Il rampollo di una ricca e potente famiglia di politici ed imprenditori del Sud americano. L’uomo che di se’ ha detto di aver inventato internet. Praticamente, un Veltroni ipervitaminizzato.

Caro Federico, posso essere d’accordo (anzi, lo sono certamente) con il giudizio che esprimi su questo centrodestra. Non è liberale, non è liberista. E’ dirigista, colbertiano, inetto, protettore dei poteri forti (Fiat e sindacati in primis), incline ad un clericalismo pavloviano e compulsivo, incapace di sviluppare un qualsivoglia riformismo liberale, sia esso debole o forte. La domanda (frusta e banale, lo so) sorge spontanea: e dall’altra parte? Ieri Mastella, noto liberale, ha dichiarato (davanti alle telecamere): “Pannella PORTA IELLA“. E Rosy Bindi ha detto che occorre aspettare, prima di considerare i radicali come parte integrante dell’Unione, forse perché i radicali hanno “contaminato” uno dei soci fondatori dell’Ulivo.