Pare che l’Iraq stia diventando uno stato di dipendenti pubblici, e non solo per l’eredità socialista di Saddam Hussein:

«Il ruolo guida del governo nell’occupazione significa che esso stabilisce i salari e controlla il mercato del lavoro. Molti di questi lavoratori non hanno una reale posizione, ed esistono per mantenere il sostegno ai partiti politici e tenere la gente lontano dalle strade nel tentativo di controllare disordini sociali»

“Credo che una seria riflessione sul ‘Piano Casa’ dopo quello che è successo a Messina serva alla Regione ma serva anche ai Comuni che prima di aggredire il verde nel nome della esigenza abitativa debbano riflettere sul dramma ambientale complessivo che tutto richiede tranne che nuovi tentativi di sacchi edilizi sul territorio”.  A parlare in questi termini non è il fratello siculo di Pecoraro Scanio bensì il senatore Carlo Vizzini, pidiellino tendenza Forza Italia, ex reperto socialdemocratico della Prima Repubblica (cioè del partito che era riuscito ad equiparare, nell’immaginario collettivo italiano, il termine socialdemocrazia ad un epiteto), oggi presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, commentando il blocco del piano casa in Sicilia annunciato dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo.

Magistrale articolo di Sandro Brusco su nFA, in cui si spiega perché il porcellum resta una inemendabile porcata che, coniugata con le attitudini manovriere di qualche ras locale minacciato di asfissia finanziaria, dà come risultato l’aumento delle spinte disgregatrici del sistema politico, oltre che l’accelerazione della più generale decomposizione del paese. Caro ci costerà il fallimento del referendum elettorale, con buona pace di alcune analisi piuttosto affrettate. Ma non venite a dirci che non ve l’avevamo detto, come direbbe qualche noto tuttologo.

La recente “rivolta” bipartisan di alcuni esponenti politici meridionali, che puntano a creare un movimento politico (o fors’anche un vero e proprio partito) dalla caratterizzazione marcatamente localistica, ha riaperto la discussione sulla sempiterna “questione meridionale” del nostro paese. Apparentemente nulla di nuovo o di inedito, nella sostanza molto di differente, non foss’altro che per l’aggravamento della crisi fiscale che è alla base del declino del paese. La persistenza di condizioni di malgoverno nelle regioni meridionali, una classe politica affetta da cleptocrazia, la presenza di ras locali che muovono imponenti pacchetti di voti e che possono allearsi di volta in volta col centrosinistra o col centrodestra, sono condizioni ormai incompatibili con l’evoluzione dello scenario globale, soprattutto in un periodo di crisi economica profonda come l’attuale, che costringe al razionamento delle risorse. E’ questa incipiente asfissia finanziaria che ha spinto molti politici meridionali a prestare ascolto alle sirene del governatore siciliano, Raffaele Lombardo, nel tentativo di tornare a condizionare l’erogazione di risorse fiscali, contrastando il ruolo determinante della Lega Nord nel governo centrale. Queste tensioni si scaricano sul Pdl, che appare sottoposto a duplice trazione centrifuga e disgregante.