La riforma finanziaria promette novità epocali per le Borse. Ma non le applica

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, mercoledì scorso, il progetto di legge di riforma della regolazione finanziaria che porta la firma congiunta dei due esponenti Democratici alla Camera ed al Senato, Barney Frank e Chris Dodd. Il via libera del Senato, con ulteriori modifiche, dovrebbe arrivare entro metà luglio

L’economista libertario americano Jeffrey Miron segnala l’ultimo teatrino degli eurocrati: a morte le agenzie di rating, ree non solo di aver fatto precipitare la crisi greca, ma anche di ostacolarne la soluzione, con i ripetuti downgrade che aumentano il costo del debito, in una infernale tela di Penelope che disfa di notte i salvataggi allestiti di giorno. La critica, oggi, viene dal francese Michel Barnier, commissario europeo ai servizi finanziari, ed è condita dalle tradizionali recriminazioni sulle agenzie di rating, che sono troppo poche, troppo colluse, troppo americane, troppo di tutto.

Capitalismo oligarchico e “primato della politica”

di Mario Seminerio – Libertiamo

Una storia di ordinario turbocapitalismo globalizzato del Ventunesimo secolo. E’ quella dell’acquisizione della britannica Cadbury da parte della statunitense Kraft. Lo schema è sempre quello, logoro ma ancora efficace: il CEO di Kraft, Irene Rosenfeld, porta a casa un aumento del 41 per cento della compensation, che tocca i 26 milioni di dollari, per aver compiuto l’acquisizione di Cadbury. E’ importante sottolineare che noi non sappiamo, oggi, se questa operazione produrrà valore per gli azionisti. In passato spesso è accaduto l’opposto: sinergie inesistenti, taglio di costi fantasioso.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è decisamente sfortunato: ogni volta che tenta di vaticinare qualcosa, la realtà lo rimette prontamente a sedere. E lui ogni volta è costretto a dichiarare vittoria e battere in ritirata. Questa volta è accaduto per la regolazione degli hedge fund, il nuovo capro espiatorio dei capi di stato e di governo europei di fronte ad una crisi che non comprendono e che sta cominciando ad innervosirli.

A Davos, il 30 gennaio, si è svolto un incontro a porte chiuse tra banchieri delle principali istituzioni finanziarie globali e regolatori, per tentare di individuare le nuove regole del gioco finanziario. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Board, ha ipotizzato la creazione di un’agenzia di regolazione globale per gestire i fallimenti bancari, oltre ad un aumento dei requisiti di capitale per le istituzioni too big to fail. Eppur si muove, si direbbe del dibattito sulla regolazione globale.

di Mario Seminerio – Libertiamo

All’indomani della storica sconfitta Democratica in Massachusetts (ma dallo staff della Casa Bianca giurano che non c’è legame), Barack Obama ha annunciato di voler fare la faccia feroce contro le banche, bloccandone il gigantismo e tentando addirittura di ridimensionarle. L’annuncio, come nello stile obamiano, è stato particolarmente eclatante sul piano della retorica e degli effetti speciali, ma il rischio è che si fermi a quelli. Tentiamo di analizzarne i motivi, sul piano tecnico e politico. Come vedremo, i due piani risulteranno inestricabilmente connessi.

Nel numero di Panorama di questa settimana si segnala che il mandato di Lamberto Cardia alla guida della Consob, in scadenza a giugno e teoricamente non rinnovabile, potrebbe invece essere prorogato con apposita leggina, come già avvenuto nel 2007. Abbiamo quindi un mirabile esempio di cattura regolatoria, non da parte del regolato bensì proveniente dal potere politico.

Su The Baseline Scenario, eccellente contributo di Dan Geldon, fellow del Roosevelt Institute ex consulente del Congressional Oversight Panel. L’ampiezza della crisi ha provocato un dibattito sulle presunte debolezze della teoria del libero mercato. Secondo Geldon, un aspetto rimasto in ombra in questo dibattito è l’analisi del modo in cui alcuni adepti libero-mercatisti avrebbero distrutto alcune architravi del funzionamento dei mercati, come quello di “contratti significativi”, nel senso di intelligibili (meaningful contracts). La storia non data dagli anni Ottanta o Novanta, quelli della deregulation finanziaria, ma addirittura dal 1944, anno in cui Friedrich Von Hayek pubblicò The Road to Serfdom, seminando quelle idee anti-regolazione giunte poi ai giorni nostri, solo per essere snaturate nel modo che stiamo per vedere.