Nei giorni scorsi Davide Serra, fondatore e partner del fondo Algebris, basato a Londra, ha rilasciato una intervista a Stefano Feltri. In essa vi sono spunti interessanti ed altri piuttosto bizzarri, per usare un understatement. L’intervista in sé non sarebbe neppure rilevante, se Serra non fosse accreditato di essere il più mediaticamente visibile e sovraesposto advisor di Matteo Renzi, in queste settimane impegnato in una estenuante (e del tutto irrilevante, per i poveri sudditi) guerra di trincea procedurale con i vertici del Partito democratico, in attesa del congresso fantasma. E’ quindi utile analizzare il pensiero di Serra in materia di politica economica, non perché Renzi sia destinato a replicarlo pedissequamente, quanto per farsi un’idea di massima.

Puntata di giovedì 23 maggio di Coffee Break, condotto su La7 da Tiziana Panella con gli editoriali di Enrico Vaime. Siamo destinati al declino? Pare di sì. Soprattutto se proseguiremo a discutere sul nulla o su bacchette magiche che con la crisi nulla c’entrano, come il mantra del taglio al programma degli F-35 (qui potete farvi un’idea sul tema), o continuando ad esprimere wishful thinking sull’Europa e costruendo castelli in aria fatti di regole auree su esclusione dal deficit-Pil di investimenti o sussidi all’occupazione, che puntualmente non accadono, invocando patrimoniali salvifiche.

Oggi, sul Corriere, c’è una intervista di Aldo Cazzullo al desaparecido Giulio Tremonti. Ve la segnaliamo non perché si tratti di qualcosa di memorabile o una degna allocazione di alcuni minuti della vostra giornata. Tutt’altro. Intervista manieristica e banalotta ad un signore che ormai ripete come un disco rotto i soliti quattro concetti in croce: i mostri del videogame, il valore nozionale dei derivati (che non c’entra nulla con quello effettivo, che ne è una infima frazione) che minaccia il pianeta, il complotto totalitario della Bce contro il sovrano governo italiano, altrimenti detto (mutuandolo da Habermas) “colpo di stato dolce”, il global legal standard che continua ad essere un sarchiapone globale ma fa tanto nouveau philosophe. Leggendo questo inutile spreco di carta ed inchiostro ci è invece venuta voglia di andare a verificare alcune delle mirabolanti promesse riformatrici di questi anni piovosi, ed abbiamo scoperto un vero e proprio filone letterario.

Pare ci stiamo approssimando allo scioglimento della riserva ed alla presentazione della lista dei ministri, dopo di che il governo Letta I sarà in mare più o meno aperto, anche se al momento potremmo prefigurare un esito bipolare: questo mare sarà un acquitrino fangoso o un gorgo infernale. Quello che continua a non essere chiaro sono i provvedimenti di cosiddetto rilancio dell’economia, su cui da qualche giorno si esercita la fantasia malata della nostra classe politica.

Anzi, d’antico. L’affidamento ad Enrico Letta dell’incarico di dare un governo a questo disgraziato paese ha rimesso in pista i retroscenisti, giornalisti specializzati in narrative dal retrobottega politico, che in questi ultimi mesi non sono mai rimasti inoccupati. Ozioso segnalare i pezzi più pregiati, speziati e fantasiosi. Resta che questo paese, che ha disperato bisogno di normalità nell’emergenza, continuerà a ritrovarsi avvolto da una nebbia elettorale psichedelica in cui il Pdl, ormai padrone del campo onirico dopo la psico-disfatta del Pd (che sarà un crash al rallentatore, ed è appena iniziato), si trova padrone del campo e pronto a dettare condizioni le più fantasiose, per poter mandare tutto a pallino, tornare alle elezioni, vincerle e piantare le bandierone di Letta zio al Quirinale e del giaguaro non smacchiabile a Palazzo Chigi.