Pare che qualche manina (o manona) abbia fatto pervenire a l’Espresso i riscontri di una nutrita serie di non meno corposi bonifici che il tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, avrebbe fatto pervenire alla fondazione di Francesco Rutelli, denominata Centro per il futuro sostenibile (di certo non per i contribuenti italiani), creata all’indomani dell’uscita di Rutelli dal Pd, per fondare Alleanza per l’Italia. Un totale di 866.000 euro da novembre 2009 a luglio 2011. Cioè – ribadiamolo – in un periodo in cui Rutelli era uscito dal Pd, e quindi teoricamente non avrebbe dovuto ricevere nulla da una sigla partitica (la Margherita) che con lui nulla più c’entrava. Ovviamente al netto di contenziosi patrimoniali che sempre in questi casi si creano, visto che i fuoriusciti rivendicano una quota del malloppo tesoretto comune.

E’ sempre molto godibile leggere le dotte analisi politologiche degli esponenti della sinistra. Oggi, il menù prevede il gruppo di autocoscienza sull’evoluzione unitaria del cartello di coalizione. Premesso che il Grande Statista Sannita ha già annunciato il proprio “appoggio esterno” (?) all’Unione, in attesa di correre in soccorso di altri vincitori, e che il Parolaio Rosso (o Giallo, secondo l’ultima definizione di Giampaolo Pansa) ha già proclamato che in nessun caso rinuncerà a schierare il brand di Rifondazione, in queste ore assistiamo alla rimasticatura di vecchi polpettoni irranciditi.

EurocicciobelloNuovo sasso lanciato nella piccionaia prodiana da Francesco Rutelli che, in un’intervista apparsa oggi su Repubblica, tenta di sovvertire alcuni dei dogmi su cui il Professore tenterà di costruire la propria investitura “popolare” alle primarie del prossimo ottobre. Rutelli analizza la crisi politica dell’Unione Europea secondo schemi originali e politicamente anticonformisti, almeno in relazione all’asfittico dibattito italiano sull’argomento. Ecco quindi la critica dell’adesione compulsiva all’asse franco-tedesco, ed il rifiuto a considerare la Perfida Albione blairiana come responsabile di tutte le nequizie dell’Ue:

“Prima di tutto non dobbiamo nasconderci la realtà dei fatti, che è drammatica. L’Europa attraversa una crisi profonda. La più grave di questo mezzo secolo di storia. Le responsabilità sono diffuse. Ma è certo che non possiamo continuare ad analizzarle usando gli schemi interpretativi del passato. Dopo quello che è accaduto, non possiamo dire che la colpa è tutta di Blair, il solito filo-americano, e che per ripartire dobbiamo salire sul carro franco-tedesco, che sicuramente ci porterà lontano”.

Anche ad una opinion maker come Oriana Fallaci è permesso, talvolta, indulgere a quel culto dell’iperbole e dell’invettiva che da sempre caratterizza la sua esistenza, letteraria e d’impegno civile. Non gliene vorremo certo per questa intervista. Anche il parallelo tra questo referendum e le “oscenità dell’eugenetica con cui Hitler sognava di creare una società costituita soltanto di bambini biondi con gli occhi azzurri” è verosimilmente parte di questo stile letterario. Almeno ce lo auguriamo, sperando che la Fallaci non abbia deciso di fare concorrenza a Bocca…

Uno degli inequivocabili presagi dell’imminente dissoluzione di una coalizione di governo (a livello nazionale o locale) è la “migrazione” di personale politico (parlamentari, consiglieri di enti locali) verso lo schieramento che si ritiene abbia le maggiori possibilità di vincere le successive consultazioni elettorali. Nelle scorse settimane abbiamo assistito, in giro per l’Italia, ad un fenomeno del genere, soprattutto con trasmigrazione da Udc e Forza Italia verso Udeur e Margherita.
Oggi, Francesco Rutelli tenta di incoraggiare gli aspiranti transfughi con un’interessante intervista al Corriere. L’intendimento di Rutelli, che si rivolge soprattutto ai centristi della Casa delle Libertà, è soprattutto quello di irrobustire la gracile componente moderata dell’Unione, che rischia di essere travolta dall’ordalia estremista di quello schieramento. Rutelli è notoriamente allergico al concetto di lista unitaria, nominargliela equivale ogni volta a causargli diffuse orticarie, e possiamo ben capirlo. Spingendo lo sguardo un po’ più in là degli eventi contingenti, potremmo addirittura ipotizzare, per il dopo-Berlusconi, uno schieramento moderato-centrista, con Rutelli e Follini (o chi per loro), che si contrapporrebbe ad una sinistra egemonizzata dal massimalismo. Lo schieramento neo-centrista potrebbe agevolmente prevalere, in tale scenario, perché verrebbero meno (forse…) tutti i dossier giudiziari e giornalistici con i quali la sinistra da oltre dieci anni a questa parte sta cercando di avvelenare i pozzi del principio dell’alternanza. Ma questi sono scenari futuribili, e ad essere sinceri non riusciremmo a trovare dell’autentico liberalismo neppure in essi, così come al presente ne rinveniamo tracce residuali.

Che cosa rappresenta, in sostanza, la vittoria di Niki Vendola alle primarie pugliesi della Gad? Le interpretazioni si sprecano, come ovvio in un paese come il nostro, dove ogni innovazione, vera o presunta, viene vissuta, soprattutto dai media, con lo stesso spettro di reazioni che deve aver accompagnato i nostri progenitori alla scoperta del fuoco. Di questo evento è possibile dare un’interpretazione psico-sociale, come quella, francamente troppo intimista, agiografica e sopra le righe, fatta da Francesco Merlo su Repubblica, con Vendola dipinto come una sorta di San Francesco benedicente, che cammina, lieve e leggiadro come il soggetto di un quadro naif, attraverso le miserie mondane. Grattando sotto la superficie di tale agiografia è però fin troppo facile leggere l’abituale riflesso pavloviano del quotidiano di largo Fochetti, ancora pateticamente convinto di essere una mosca cocchiera della “grande” politica e l’unico vero king maker della sinistra, e per questo motivo sempre piuttosto critico verso l’oligarca D’Alema. Ma altre e meno misere considerazioni si impongono.