A noi gli immaginifici termini utilizzati ogni anno dal Censis per affabulare il paese (su cose di cui i sociologi di De Rita hanno peraltro sempre capito assai poco) tutto sommato piacciono, non foss’altro che per l’utilizzo elegante di pennellate linguistiche che fanno del Rapporto una forma letteraria, in evidente supplenza di una cultura dei metodi quantitativi a supporto della ricerca che da sempre è il marchio di fabbrica delle chiacchiere da bar di questo paese. Quest’anno abbiamo la metafora della società-mucillagine e ci è pure andata bene, viste le potenziali alternative disponibili. Che aggiungere riguardo il resto dell’analisi? Di sicuro che non ci sono più le mezze stagioni, signora mia. Non ci siamo neppure accorti che “il boom silenzioso” prosegue, a colpi di revisioni al ribasso di un pil che è già il più ritardatario d’Europa.