di Perla

Se non ci fossero state le quote rosa in Alaska ma col piffero che oggi la candidata vice alla Casa Bianca si chiamerebbe Sarah!
Non sappiamo se Sarah Palin sia arrivata a governare il suo paese grazie a un posizionamento favorevole nella lista dei Repubblicani, imposta dalle donne candidate per il cinquanta per cento in quota rosa nel partito o se, come riempitivo alla quota stessa, si era lasciata assegnare un posticino, rispettando supinamente l’ordine alfabetico.
Se così fosse bisognerà ammettere che, data l’iniziale P, la futura vicepresidente degli Stati Uniti è stata premiata al di là della sua stessa volontà.
Facile ironia a parte, con la governatrice dell’Alaska si conferma che sono la passione politica, l’intelligenza, la determinazione e l’energia vitale che portano le donne ai vertici del potere, di qualunque potere si tratti.

Sarah Palin, da ieri running mate di John McCain, è alla ricerca di un piano per l’Iraq, e sembra anche avere un’idea piuttosto “focalizzata” del concetto di indipendenza energetica. Almeno questo è quanto dichiarava a Time il 14 agosto:

The GOP agenda to ramp up domestic supplies of energy is the only way that we are going to become energy independent, the only way that we are going to become a more secure nation. And I say this, of course, knowing the situation we are in right now — at war, not knowing what the plan is to ever end the war we are engaged in, understanding that Americans are seeking solutions and are seeking resolution in this war effort. So energy supplies and being able to produce and supply domestically is going to be a big part of that.

Forse Palin intende l’aumento di produzione di energia a servizio dei mezzi utilizzati dagli americani in Iraq, chissà.