Sul caso Sismi-Abu Omar, la Procura di Milano ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro il governo Prodi. Come ricorderete, il governo ha presentato nei mesi scorsi due ricorsi alla Corte Costituzionale contro la Procura di Milano per conflitto tra poteri dello Stato chiedendo l’annullamento dell’ordinanza con cui il gup di Milano, lo scorso 16 febbraio, ha rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia. Come abbiamo già scritto in precedenza, il governo Prodi ha finalmente realizzato di essersi spinto troppo oltre nel promuovere il golem della magistratura militante, che ora sembra essergli sfuggito di mano. Finché i giudici colpiscono entro i confini nazionali, senza rimettere in discussione i cardini delle nostre alleanze internazionali e la credibilità dei nostri servizi segreti, la sinistra li lascia felicemente scorrazzare per i prati della “giustizia”. Ma quando nei magistrati milanesi è comparsa la “sindrome di Garzon”, Prodi, diesse e Margherita si sono finalmente resi conto che occorreva correre ai ripari. Ma la vera notizia, l’uomo che morde il cane, è che la Procura di Milano, nella propria memoria difensiva contro Palazzo Chigi, si è lasciata andare alla più inopinata delle lamentazioni: meglio Silvio di Romano, lui almeno non aveva opposto il segreto di Stato alle nostre indagini.

L’Avvocatura dello Stato ha depositato mercoledì un secondo ricorso alla Corte Costituzionale per la violazione del segreto di Stato da parte della magistratura di Milano nel procedimento sul rapimento dell’ex imam Abu Omar. Nel ricorso, in particolare, l’Avvocatura chiede l’annullamento dell’ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal gup di Milano Caterina Interlandi il 16 febbraio scorso, a carico di 33 indagati, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e di 26 agenti della Cia. Già il 14 febbraio scorso, l’Avvocatura aveva depositato presso la cancelleria della Corte Costituzionale un ricorso sulla questione dei limiti del segreto di Stato, il cui esame di ammissibilità sarà svolto il 18 aprile prossimo in camera di consiglio. Se i giudici della Consulta dovessero dichiarare ammissibile il ricorso, l’esame nel merito della questione avverrà dopo qualche tempo.

Nei ricorsi alla Consulta, secondo quanto si è appreso, il governo sostiene che la magistratura di Milano, nell’indagare sul sequestro di Abu Omar, avrebbe violato il segreto di Stato intercettando i telefoni cellulari di 180 agenti del Sismi e svelando l’identità di 85 spie italiane e straniere; avrebbe utilizzato integralmente un documento sequestrato nell’ufficio romano del Sismi gestito da Pio Pompa nonostante il Servizio segreto militare avesse già trasmesso lo stesso documento con alcuni passaggi oscurati perché riservati e dunque coperti dal segreto di Stato. Violando l’identità di 85 agenti e acquisendo elementi riguardanti la struttura del Sismi con agenti segreti stranieri, la procura di Milano (ma a questo punto anche il gup che ha disposto il rinvio a giudizio) ha violato – secondo il governo Prodi – il principio di leale collaborazione tra poteri. Prima conseguenza di questi atti è la sospensione della richiesta di estradizione dei 26 agenti Cia da parte del ministero della Giustizia italiano, in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale.

I senatori di Fi Gaetano Quagliariello e Antonio Del Pennino, assieme ad altri 32 colleghi del centro-destra, hanno presentato un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri dell’Interno e della Giustizia per sapere che fine abbia fatto l’elenco contenente i dati sensibili dei 4.300.000 cittadini i quali, secondo gli organizzatori, avrebbero preso parte alle primarie dell’Unione nello scorso autunno.

I senatori della Cdl chiedono anche “se sono confermati i sospetti che quei dati siano stati utilizzati per il falso tesseramento all’interno della Margherita (che in materia pare avere indubbia expertise, ndPh.) e se, alla luce di questi precedenti, il governo non intenda assumere iniziative atte a garantire chi parteciperà a nuove, eventuali, elezioni primarie”.