In attesa che il governo gialloverde prenda le prime decisioni pesanti, qualificanti e caratterizzanti il Contratto, ieri sono stati pubblicati i risultati di una simulazione col nuovo metodo di “quota 100”, come previsto da Alberto Brambilla, esperto previdenziale e consigliere della Lega per la riforma. Sono cose già note, in particolare le avevo tratteggiate qui, quando parlavo di nuove pensioni da fame nera e vera, ma è utile ribadirle con qualche dettaglio aggiuntivo.

Mentre oggi il governo Di Maio-Salvini entrerà nella pienezza della propria legittimazione parlamentare, con il discorso programmatico e la fiducia al Prestanome del Consiglio Giuseppe Conte, pare siano già iniziati i negoziati con la realtà del nuovo governo gialloverde, e si preannunciano tutt’altro che semplici.

Ieri il presidente Inps, Tito Boeri, ad un evento pubblico, ha ricordato che il costo effettivo di consentire l’uscita pensionistica al raggiungimento di quota 100, come somma di anni di contribuzione ed età anagrafica, determinerebbe a regime un aggravio annuo per i conti pubblici di 20 miliardi di euro. Per contro, nel programma-Contratto della nuova maggioranza legastellata, si parla di maggiori oneri per “soli” 5 miliardi annui. Chi avrà ragione?

Giorni addietro, Inps ha pubblicato i dati 2017 del suo Osservatorio sulle pensioni. Da cui pare di potersi evincere che la mitologica separazione tra spesa previdenziale ed assistenziale, brandita da molti come ennesimo proiettile d’argento per non toccare o addirittura per allentare le maglie dei requisiti di pensionamento da lavoro, è in realtà l’ultimo autoinganno Made in Italy, mentre uno sguardo alle proposte di Lega e M5S sulla materia ci garantisce un futuro assai gramo, come da attese.

Il presidente Temer non riesce a far approvare la stretta. Ma il suo successore non avrà alternative

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il presidente brasiliano, Michel Temer, è stato costretto a mettere nel cassetto la sua riforma del sistema pensionistico del paese, anche dopo una serie di diluizioni al progetto originario. L’ultimo scacco si deve alla peculiare natura del processo legislativo sulla spesa pubblica, per modificare la quale serve un emendamento costituzionale votato dai tre quinti degli appartenenti a ciascuna camera del Congresso, che tuttavia non può avvenire se è in corso un intervento federale.

Torniamo sulla levata d’ingegno di Silvio Berlusconi di giorni addietro, in cui prometteva che, con il centrodestra al governo e grazie al sistema contributivo, avremo una sorta di “liberi tutti” sull’età pensionabile. Ovviamente questo causerebbe devastazioni ai conti pubblici e/o importi pensionistici pressoché simbolici. Alcuni lettori mi hanno fatto notare, con sprezzo del senso comune e della logica, che in realtà la proposta di Berlusconi “stabilizzerebbe” il sistema.

Ieri sera, nel corso della puntata di Porta a porta che lo ha visto protagonista, Silvio Berlusconi ha spiegato perché, a suo giudizio, la legge Fornero non è da cancellare ma solo da modificare, e lungo quali linee. Il risultato è stato l’equivalente di una gravidanza ma solo parziale.

Ieri, chi avesse visto l’intervista di Susanna Camusso a Lucia Annunziata, a “Mezz’ora in più“, oltre al preponderante tempo di parola lasciato alla segretaria Cgil rispetto a Carlo Cottarelli, presente da remoto, e la dichiarata “solidarietà di genere” che porta Annunziata a rivolgersi a Camusso chiamandola “Susanna” (perché ormai la solidarietà di genere dilaga, in ogni minuto aspetto della quotidianità, come noto), ha potuto ascoltare alcune “proposte”. Quella della patrimoniale, come sempre, è il jingle che accompagna ogni pronuncia della nostra sinistra-sinistra, quindi non ci soffermeremo su di essa. Parliamo invece di una considerazione sulle coperture di altro intervento di welfare pensionistico.

Nel furioso dibattito sul tentativo di bloccare l’adeguamento dell’età di pensionamento alle aspettative di vita, che sta ormai monopolizzando il discorso pubblico di un paese intellettualmente dissestato come il nostro, giungono le ineccepibili considerazioni del presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, ad aggiungere spunti di riflessione. Il rischio è però che il dibattito, come spesso accade in Italia, viri sul surreale e sul demenziale spinto.