Il vizio della memoria:

Ma da lì [dalla Leopolda, ndPh.] sono emerse alcune indicazioni di quello che sarà (o potrebbe essere) il programma di Renzi. Ad esempio il discorso del finanziere Davide Serra (epurato dagli aspetti più polemici) ha messo l’accento sulle pensioni. Soprattutto di chi domani probabilmente non l’avrà.

E qui la proposta di Renzi (e del suo deputato e consigliere economico Yoram Gutgeld) prevede un contributo di solidarietà dalle cosiddette «pensioni d’oro». Cioè da chi è andato in pensione col sistema retributivo. Un modo per coprire la disparità con chi oggi è destinato ad andare in pensione oltre i 65 anni e con un sistema totalmente contributivo. (l’Unità, 28 ottobre 2013)

Oggi su Repubblica un articolo di Valentina Conte spiega in dettaglio la proposta per rendere permanenti, dal 2016, gli sgravi contributivi per assunzioni col nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele cosiddette crescenti. Il piano è stato elaborato dall’economista Tommaso Nannicini ed è quanto ci si attenderebbe nell’Era del Fichi Secchi con cui tentare di andare a nozze, cioè ridurre strutturalmente il costo del lavoro. E poiché l’economia è la scienza delle risorse scarse, cioè dei tradeoff, l’esito deriva strettamente dalle premesse.

In queste settimane di tormentone greco, verità contrastanti si fronteggiano soprattutto sul punto più politicamente sensibile: le pensioni. Il governo Tsipras fornisce dati terrificanti, che parlano di tagli intorno al 45% degli assegni medi, ma i dati indicano che l’incidenza su Pil della spesa pensionistica greca è in continua espansione. Da un lato questo è certamente dovuto all’effetto ottico di una spesa poco o per nulla comprimibile nel breve termine quale quella pensionistica, a fronte del forte calo del Pil. Ma questo non spiega tutto. C’è dell’altro.

Una delle costanti del dibattito pubblico italiano degli ultimi stressanti e stressati anni, che hanno visto la proliferazione di proiettili d’argento e santoni assortiti, in grado di risolvere i problemi con un tocco di bacchetta magica, è quello della creazione di occupazione giovanile a mezzo di fuoriuscita dalle imprese di quella “anziana”. Come spesso accade in questo paese superfisso e pietrificato, si tratta di un’evidente fallacia. Che tuttavia, proprio in quanto tale, è assai dura a morire e trova sempre nuovo alimento e propagandisti. A questo giro, il mito della “staffetta generazionale” pare occultare esigenze molto specifiche ma non completamente confessabili.

Dell’intervista concessa oggi a Repubblica dal presidente della Corte costituzionale, Alessandro Criscuolo, vi offriamo ampi stralci e tentiamo (meglio, azzardiamo) un’esegesi. Pare che Criscuolo rivendichi l’assoluta autonomia della Consulta rispetto ad elementi “esterni”, inclusi quelli informativi, vissuti come momento di contaminazione e coartazione della libertà della Corte. Ora, è vero che i numeri sottoposti a tortura confessano qualsiasi cosa, soprattutto da quando a Palazzo Chigi c’è Renzi, ma forse qui stiamo lievemente eccedendo.

Della serie “Quelli che hanno letto un milione di libri, e quelli che non sanno nemmeno parlare”, a maggior gloria della promozione del dibbattito che i social hanno introdotto in un paese già di suo densamente popolato di tuttologi ubriachi, spesso guidati da cattivi maestri che dietro un monitor sono invasi da testosterone e nella vita reale sono terremotati dall’acne.