Il Financial Times si occupa del contraccolpo che il tasso zero (ma ormai sempre più spesso negativo) è destinato ad infliggere ad assicurazioni e fondi previdenziali. In particolare alle prestazioni contrattualmente fissate in altra era geologica, quella in cui i rendimenti obbligazionari erano confortevolmente positivi. Il mondo è cambiato, almeno così pare. Chi non si attrezza è perduto. Ma anche chi lo fa, rischia di avere scompensi non lievi, di vario tipo.

Oggi, sul Sole, un articolo dell’ottimo Morya Longo mette l’accento sull’apparentemente insufficiente afflusso di risparmio privato italiano all'”economia reale”, stimato in circa il 10% dello stock totale. Il tema è piuttosto delicato, e rischia di prestarsi a letture strumentali da parte del potere politico, soprattutto nell’attuale congiuntura del nostro paese. Anzi, no: la strumentalizzazione è già in atto.

L’intervista di ieri al Corriere del neo presidente dell’Inps, Tito Boeri, sul futuro della previdenza italiana, ed alcune note criticità del nostro sistema pensionistico, soprattutto quelle causate dalla riforma Fornero, confermano che il dibattito sta inesorabilmente spostandosi verso un esito che segnerebbe l’equivalente della rivoluzione copernicana nei salvataggi bancari: cioè oneri in capo non più ai contribuenti ma ai diretti interessati. Vediamo perché.

Si sentiva la mancanza delle ponderose riflessioni del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio. Si sentiva almeno dai tempi della vecchietta tassata sui Bot. Poi, è successo qualcosa, Renzi e Padoan hanno deciso di colpire le rendite “pure”, cioè tutti gli strumenti finanziari emessi da soggetti privati e comunque diversi dai titoli di debito pubblico, e quindi ci è stato spiegato che bisogna stimolare gli investimenti, evidentemente tassandoli. Ora Delrio torna a commentare sull’indecente aumento di tassazione del risparmio previdenziale (una cosa molto di sinistra, come noto).

Riporta oggi l’Ansa:

Una valanga di risorse dal risparmio previdenziale da immettere nell’economia reale per il tanto agognato rilancio: un volume di 180-200 miliardi di euro di cui oggi il 70% viene incanalato su investimenti esteri. La Commissione di controllo sugli enti previdenziali, guidata da Lello Di Gioia, studia l’operazione ‘uovo di Colombo’: 10-15 miliardi di euro da investire nei settori economici, con effetto moltiplicatore si sale a 30 mld l’anno. “Non mi sembra poco – dice all’ANSA Di Gioia- in effetti si può rilanciare il paese”