Dal primo novembre scatta la messa al bando degli scambi sui cosiddetti credit default “nudi” sui 27 paesi dell’Unione europea, cioè quelle posizioni in cui l’investitore non possiede il sottostante, cioè il titolo di stato. Lo scopo del divieto è quello di consentire l’uso dei cds per esclusive finalità di copertura, e non per scommettere sul deterioramento del merito di credito di un emittente. L’idea sarà pure condivisibile, parlando in astratto, ma porta con sé le inevitabili conseguenze non intenzionali. Come tutto quello che attiene alla finanza, del resto.

*Avvertenza: post irrimediabilmente tecnico

Cosa c’è di meglio, per la classe politica, che trovare un capro espiatorio eclatante come la speculazione? E’ perfetta, si porta in tutte le stagioni, crea un discreto ricompattamento del campo domestico, anche in caso di adozione di misure impopolari. Ecco spiegato il motivo della caccia alle streghe nei confronti dei Credit Default Swap (CDS), lo strumento più citato (e meno capito) da media ed eletti, in questo periodo.

Su Econbrowser, Jim Hamilton discute un recente paper che mostra come i prezzi delle materie prime negli ultimi anni hanno mostrato una crescente tendenza a muoversi assieme. Tra le cause possibili, l’andamento del dollaro spiega solo una parte del movimento complessivo. E’ possibile ipotizzare, come fonti di domanda, la crescita delle maggiori economie emergenti, ma soprattutto il crescente utilizzo delle materie prime come classe d’investimento.

Su l’Occidentale, Emanuela Melchiorre ripropone (è proprio il caso di dire, trattandosi di un corposo copiaincolla da suo precedente post) la tesi della lotta alla speculazione “per risanare l’economia”. Trattandosi di reiterazione di malfermi concetti, vi faremo grazia di un commento troppo esteso. Ci limitiamo quindi a cogliere fior da fiore e vi segnaliamo che, per la Melchiorre, la bolla della New Economy è largamente imputabile agli otto anni di presidenza di Bill Clinton. Inoltre, a generare inflazione non è l’eccesso di espansione monetaria attuata dalle banche centrali, bensì “la speculazione”, che evidentemente è in grado di stampare moneta nottetempo ed immetterla nel circuito finanziario internazionale, da dove poi si sposta agevolmente dalla New Economy all’immobiliare, al petrolio e agli alimentari.