Come disse lo scorso anno Matteo Renzi, “le Regioni italiane hanno molto da farsi perdonare”. Ne hanno sempre più, diremmo, dopo aver letto questa agenzia:

“Relativamente al contributo richiesto alle Regioni per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, sarebbe utile una valutazione del Governo in merito alla effettiva praticabilità della misura, atteso che nel triennio 2017-2019, per effetto cumulato dei commi 1 e 2, viene chiesto complessivamente alle Regioni di conseguire nuovi risparmi per oltre 17 miliardi di euro“. Lo sottolineano i tecnici del Servizio Bilancio del Senato nel Dossier dedicato al disegno di legge di Stabilità, rilevando peraltro che “le Regioni sono tenute all’erogazione del contributo nel rispetto del finanziamento dei livelli essenziali di assistenza e dunque il margine di intervento sulle diverse voci di bilancio su cui intervenire appare ristretto” (Radiocor, 2 novembre 2015)

Auguri a tutti.

Dopo una settimana di silenzio, la realtà torna alla guida:

Le indicazioni di Confindustria sulla crescita del Pil italiano “non sono una previsione, ma una estrapolazione teorica condizionata a fattori potenziali come il calo del petrolio, il cambio euro-dollaro e l’intervento della Bce”. Lo precisa il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, rispondendo ad una domanda sul recente documento del Centro Studi che ha indicato un possibile +2,1% riferito al 2015. Squinzi ha spiegato che “non è una previsione”. Quello di Confindustria era infatti un calcolo basato su “fattori che se si confermassero nella stessa direzione – spiega Squinzi – potrebbero darci dei cambiamenti forti anche se la mia personale previsione è molto più prudente”. In generale comunque, secondo il leader degli industriali, “qualcosa sta cambiando nelle condizioni che si stanno verificando all’esterno, fortunatamente abbiamo in questo momento una serie di fattori che sembrano a favore dell’economia e potrebbero smuovere la situazione, anche se nei dati di dicembre e gennaio non abbiamo visto grandi segni di ripresa” (Ansa, 6 febbraio 2015)

Interessante.