di Antonio Mele*

I danni di breve e di lungo periodo dell’intervento di Bersani sulle ricariche telefoniche stanno cominciando a farsi sentire, come ampiamente previsto qualche tempo fa su questo sito.

Wind ha deciso unilateralmente di modificare le tariffe ai suoi utenti, ovviamente al rialzo. Gli utenti protestano, ma è tutto a norma: i consumatori hanno 30 giorni per decidere se cambiare operatore o accettare la nuova tariffazione. Chiaro, il fatto che la portabilità nel nostro Paese sia un po’ lenta a funzionare, potrebbe far tendere il consumatore medio ad accettare la modifica del piano tariffario senza troppe storie. D’altronde, non possiamo mica pretendere che il ministro Bersani preveda almeno quegli effetti del suo decreto che sono ovvi dal punto di vista della teoria economica, no?

Invece Vodafone attiva e disattiva servizi a pagamento ai suoi utenti, al limite della legalità (ma attenzione: non per il servizio in sé, ma per non aver comunicato nulla all’utente riguardo all’attivazione dello stesso). Che birbanti, vero?

di Antonio Mele*

Paese che vai, governo socialista ed incompetente che trovi.

Ieri in una intervista sul Corriere il presidente dell’Antitrust Catricalà si augurava che le “[…] tariffe telefoniche, che un po’ saliranno, non aumentino così tanto da sminuire il vantaggio” della cancellazione del costo di ricarica appena approvato dal governo nel pacchetto Bersani. Ora spieghiamo al signor Catricalà perché le sue speranze sono mal riposte.