Oggi sui quotidiani compaiono interviste a due esponenti di primo piano di governo e Pd, il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, e la vicesegretaria Debora Serracchiani. Il tema è la legge di Stabilità, ovviamente. Da alcuni commenti degli intervistati si coglie che la politica è l’arte del possibile, ora più che mai, in Italia più che altrove. Nel senso che un politico deve essere in grado di disinteressarsi della realtà e trovare capacità giustificatorie per tesi ed antitesi, a seconda di quello che il capriccioso dominus decide come menù dello spin nazionale. È il trionfo della correlazione spuria, del wishful thinking e del pensiero magico. Non ci stupiamo, ovviamente: ci limitiamo a prendere atto e, talvolta, a commentare.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è diventato entusiasta sostenitore del valore taumaturgico del taglio della Tasi, a cui annette un potenziale impressionante, legato non solo al “recupero di fiducia” da parte dei contribuenti, ma anche la capacità di stimolare l’industria delle costruzioni. E tutto, pensate, per la modica cifra di 3,5-4 miliardi di euro, cioè circa 220 euro per proprietario di prima casa. Ma perché diavolo non averci pensato prima?

Ogni popolo ha i leader che si merita. Gli italiani hanno una straordinaria propensione al vittimismo ed alla autoassoluzione, oltre ad un peculiare spirito nazionalista straccione che si sposa a meraviglia con un robusto analfabetismo economico di base. Nessuna meraviglia, quindi, che il Principe di turno eserciti il proprio ésprit florentin ricorrendo a molte di queste leve strategiche comunicative.

Dopo che la Corte dei conti ha quantificato ciò che è sotto gli occhi di chiunque, e cioè che la pressione fiscale locale sta schiantando il paese, è il momento di riflessioni, proposte, pensierini della sera, lettere a Babbo Natale. Un imprescindibile contributo al dibattito è oggi fornito in un intervista al Corriere dal sindaco di Torino, Piero Fassino, che è anche presidente dei comuni italiani. Prendete nota, a futura memoria.

E quindi, per l’ennesima volta, siamo a commentare la promessa di taglio delle tasse sulla prima casa. Questa volta è il turno di Matteo Renzi a mettersi in scia al suo antenato Silvio Berlusconi, incluse frasi di circostanza sulla portata “storica” della manovra, che “altri” non sono riusciti a realizzare. In omaggio, stuoli di cocoriti che sparavano a zero sull’avventurismo fiscale di Berlusconi e che oggi invece non trovano di meglio che plaudere al logoro espediente di un leader che sta perdendo colpi nei sondaggi, a tutto vantaggio di piccoli demagoghi che rappresentano solo il termometro della febbre che divora un paese di creduli in stato terminale.

C’era una volta un paese occidentale, ma solo per le cartine geografiche. Un paese un tempo ricco ed ora intrappolato in un declino apparentemente inarrestabile. Un paese con un elettorato incline a bersi tutte le mirabolanti promesse di una classe politica affetta da analfabetismo economico ed avventurismo ma abilissima nell’affabulazione, al punto da creare situazioni kafkiane in cui l’ottimismo dei consumatori sale alle stelle per effetto di tali affabulazioni ma solo per finire schiantato contro il dato di realtà, pochi mesi dopo.