Pare che i lavoratori dipendenti italiani non siano (ancora) sufficientemente disperati da farsi incravattare per via fiscale, smobilizzando il Tfr e facendosi massacrare di tasse, oltre che suicidare il proprio Isee. A noi resta solo un dubbio: quel 75% di quanti hanno richiesto lo smobilizzo e che hanno reddito superiore a 20mila euro annui sono effettivamente incravattati o solo disinformati? Ma è tutto archiviato, ormai. Come da attese.

E’ finalmente stata attivata la convenzione tra il Ministero dell’Economia, quello del Lavoro e l’Associazione bancaria italiana per i finanziamenti agevolati alle imprese che erogheranno per un triennio in busta paga il Tfr maturando ai lavoratori che ne faranno richiesta. Le linee guida sono costruite in modo nel complesso pulito, ferma restando l’ineliminabile complessità degli adempimenti. Il problema è che, come ampiamente prevedibile (e previsto) si crea un rischio potenziale in capo all’Inps, cioè al contribuente.

Ma voi lo ricordate, il furioso dibattito sull’anticipo del Tfr in busta paga? Ricordate l’enorme potenziale della misura, modello libertario come pochi altri, che libera dal bisogno o consente di privilegiare più consumi, in caso vi pungesse vaghezza di titillare il vostro lato epicureo? Datemi un Tfr in busta paga e solleverò il mondo. Come spesso accade nel dibattito pubblico italiano, fatto di crassa ignoranza e propaganda d’accatto, anche questo “esperimento” appare ben avviato a finire nella spazzatura della piccola storia di un paese di parolai.

Ieri sul Sole due articoli hanno spiegato in modo molto dettagliato tutte le vie attraverso cui il risparmio previdenziale degli italiani verrà falcidiato dall’azione del governo Renzi sulle “rendite finanziarie pure”. Tra esse, è ormai chiaro che il senso comune dovrà comprendere anche il povero trattamento di fine rapporto, per gli amici Tfr.

A riprova che le dissonanze cognitive sono molto costose, soprattutto per i contribuenti italiani, oggi il viceministro all’Economia, Enrico Morando, ci spiega quanto sarà difficile per il governo restituire il maltolto ridurre la tassazione sui fondi pensione. In pratica, siamo a rischio di non riuscire neppure ad innescare nei sudditi quel senso di gratitudine verso il gabelliere che è parte integrante del manuale del Benevolo Governante, quello che applica virtuosamente i precetti della Sindrome di Stoccolma.

Dalla relazione tecnica alla Legge di Retroattività 2015 (quella che i media si ostinano a chiamare Legge di Stabilità), si legge una cosina interessante, che forse è stata scritta dallo spirito burlone della buonanima di Max Catalano. Oltre a ciò, però, si legge anche un numeretto. E quello è il problema, soprattutto per un premier che va a Bruxelles a fare il Piccolo Gatsby e a motteggiare che “un paio di miliardi ce li possiamo mettere domattina”.