Per risolvere il problema della droga, per il ministro dell’Interno, Giuliano Amato “servono più i papi che i capi di Stato”.

La famiglia media, non l’escluso o l’alienato è oggi la consumatrice della droga e allora qui si va a risorse che vanno oltre quelle del mio ministero, oltre quelle degli altri e che investono l’etica e i principi del vivere comune. Servono più i papi che i capi di Stato a mio avviso – ha sottolineato – e sarebbe bene che venissero presi sul serio anche loro quando parlano di queste cose”. Amato dice anche di dubitare “che la nuova società ci aiuti di per se’ a ridurre il consumo di droga”.

Opinione legittima, quella di Amato. Conferma che la “sinistra plurale” di cui dispone questo paese in stato confusionale permanente effettivo ci permette di scegliere à la carte quale progressismo preferiamo: da quello che vuole il carcere per i lavavetri a quello che vuole abolire i centri di permanenza temporanea e finanche l’identificazione dei clandestini che entrano nel Belpaese; dalla sinistra che vuole stare entro i parametri di Maastricht a quella para-nazionalista “che non ammette ingerenze” dell’Europa negli affari interni del paese. Ora, sembra che abbiamo anche una sinistra plurale nell’approccio alla tossicodipendenza.