La Seconda Sezione della Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a sei mesi per gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, responsabili di insider trading per un acquisto di obbligazioni del gruppo avvenuto nel 2001. Il finanziere Emilio Gnutti, anche lui imputato a Milano per la stessa vicenda, ha invece patteggiato la pena (sempre sei mesi) che è stata convertita nel pagamento di 140.520 euro di multa. I giudici di secondo grado confermando la sentenza del tribunale hanno inoltre condannato Consorte e Sacchetti a versare 92.500 euro di danni patrimoniali alla Consob. Consorte, presente in aula, è stato peraltro interdetto dai pubblici uffici e dal contrattare con la pubblica amministrazione per il periodo di un anno e due mesi.

Sono condannato per aver agito nell’interesse di Unipol. È una sentenza che non capisco: faremo ricorso in Cassazione“. Così Giovanni Consorte commenta il verdetto. Nel corso della prima udienza venerdì scorso, l’ex numero uno di via Stalingrado aveva spiegato ai giudici di aver operato “solo nell’interesse di Unipol, senza ricavare alcun vantaggio personale“. Consorte aveva anche spiegato di aver eseguito l’operazione contestata dalla magistratura su suggerimento della direzione finanziaria di Unipol al fine di ottenere il ritiro del debito del gruppo dal mercato. Ma i giudici della Corte d’appello di Milano hanno accolto, invece, la versione dell’accusa. Vale la pena riassumere la vicenda.

E’ passato pressoché sotto silenzio l’ultimo capitolo delle avventure giudiziarie di Unipol, in cui si narra del sequestro, ad opera del Nucleo valutario della Guardia di Finanza, di 55 milioni di euro tra titoli, quote societarie e partecipazioni immobiliari. Tale tesoretto è stato requisito a Vittorio Casale, immobiliarista molto vicino a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, già ai vertici di Unipol.

Il sequestro è stato disposto dalla Procura di Roma, e verte sulla cessione di 133 immobili non strumentali di proprietà di Unipol, avvenuta a fine 2004, ad una società partecipata dal fondo Glenbrook e dalla società di Casale, Operae. A riprova di quanto alcuni abbiano il pallino degli affari, pochi mesi dopo le due società rivendettero gli immobili a Pirelli Real Estate e Morgan Stanley Real Estate, ottenendo una plusvalenza di 55 milioni di euro.

Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti e il finanziere Emilio Gnutti sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal giudice di Milano Elisabetta Mayer con l’accusa di insider trading su titoli Unipol. Il giudice monocratico ha inoltre stabilito in 92.500 euro i danni patrimoniali e non patrimoniali che andranno risarciti dai tre condannati, in solido tra loro, alla Consob, parte civile nel processo, oltre alle spese processuali. Gli ex vertici di Unipol e il finanziere Emilio Gnutti sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici (pena sospesa) per un anno. Il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza di oggi è stato fissato in 90 giorni.

Il pm Eugenio Fusco aveva chiesto per gli ex vertici di Unipol e per Gnutti esattamente sei mesi di reclusione e 300.000 euro di multa (il giudice li ha condannati a 100.000 euro).

I tre, secondo la procura, sapendo in anticipo (ovviamente, visto che la decisione del buyback originava dal vertice di Unipol, cioè dagli stessi Consorte e Sacchetti) che la compagnia assicuratrice avrebbe rimborsato anticipatamente due prestiti obbligazionari nel 2002 comprarono o fecero comprare a terzi titoli di quei bond per circa 100 milioni di euro. Ma come sono andate le cose?

Sul Bestiario di questa settimana, Giampaolo Pansa invita Piero Fassino a risolvere quattro “misteri” relativi al rapporto tra il vertice diessino e Unipol.

Il primo mistero nasce da una domanda che ci siamo fatti in molti e che ‘Il Riformista’ ha esplicitato meglio di tutti. Nella famosa telefonata del luglio 2005, Fassino ha ascoltato Consorte spiegargli di avere già in mano, insieme ai suoi alleati e grazie a patti segreti, il 51 per cento della Bnl e questo prima dell’Opa. Ma in quella data l’Unipol era autorizzata a detenere soltanto il 19 per cento della banca da conquistare. Dunque, Consorte di fatto confessava al segretario dei Ds di aver violato regole e leggi. Fassino l’ha capito o no? E se non l’ha capito, come mai non si è fatto aiutare da qualche esperto di Opa al servizio del Botteghino? Avrebbe subito sentito puzza di bruciato. E, forse, avrebbe mollato Consorte al proprio destino. Invece ha continuato a fare il tifo per l’Unipol. “In un mondo di furbi, io preferisco essere tifoso che cinico”, ha detto Fassino a ‘Repubblica’. Ma tifare per una scalata ‘alla Consorte’ è stata una forma accentuata di autolesionismo che adesso il capo della Quercia sta pagando.

Il segretario dei diesse ha deciso di rispondere “colpo su colpo” a quella che egli considera una vile aggressione politica. E così, ha deciso di sottoporsi ad un autentico tour de force di interviste, in ognuna delle quali riesce a balbettare qualche tassello della sua linea difensiva. Ha iniziato ieri con la fidata Repubblica, intervistato dal “watchdog asimmetrico” Massimo Giannini:

E così, il popolo della sinistra ha scoperto (o riscoperto) la questione morale e la contiguità affaristica dei Ds con una rete di faccendieri di varia estrazione e formazione. Fa tenerezza leggere le lettere dei militanti a l’Unità. C’è la madre di famiglia che ha tre auto (complimenti, signora!) assicurate con Unipol, e solo ora scopre che la compagnia di assicurazione partecipa a pieno titolo al cartello che da sempre determina i prezzi delle polizze. Cartello, certo, perché per il nuovo anno converrebbe chiamare cose e situazioni con il loro nome, senza perifrasi, metafore e circonlocuzioni. Un po’ di sano linguaggio politically incorrect per aprire le finestre e fare entrare un refolo di aria gelida anche nel sepolcro imbiancato della sinistra moralista italiana. Come spiegare ai volenterosi adepti dell’eccezionalismo progressista che di eccezionale, nel loro Partitone del Botteghino, ormai vi è solo l’abilità nell’essere riusciti a mascherare per decenni lo svolgimento di attività affaristiche del tutto identiche a quelle svolte dagli altri partiti della Prima e Seconda repubblica?

Nei giorni scorsi, Unipol ha depositato in Consob il prospetto relativo alla propria offerta pubblica d’acquisto su Bnl. Abbiamo letto, durante tutto il mese di agosto, le sdegnate dichiarazioni di Fassino, che ha replicato stizzito agli “alleati” (dagli amici mi guardi iddio…) che rimproveravano ai diessini l’eccessiva spregiudicatezza e disinvoltura negli affari economici, e la contiguità ad alcuni ambienti affaristici. Il rimbrotto era originariamente partito da Arturo Parisi, braccio destro e longa manus di Prodi nella Margherita e, secondo osservatori come Emanuele Macaluso, rappresentava una sorta di pubblica manifestazione di dissenso per la gestione delle nomine ai vertici Rai. In particolare, secondo Macaluso, Claudio Petruccioli, pur ulivista della prima ora, non rientrava nel novero dei famigli di Prodi, e questo avrebbe profondamente irritato il “bambino della politica”, che avrebbe mandato avanti Parisi, in una singolare sequenza di messaggi criptati (che altri, e non noi, definirebbero paramafiosi). Tornando a Fassino, egli ha rivendicato il diritto della cooperazione a “fare impresa” ed entrare in un settore, come quello creditizio, che a suo giudizio è pertinente ed attinente all’oggetto sociale dell’azienda bolognese.

Chi di noi non vorrebbe avere un angelo custode? Una sorta di entità superiore, che possa guidarci nei nostri atti quotidiani, consigliarci ed impedirci di compiere sciocchezze di varia natura? Sfortunatamente, non tutti possono avere una simile guida al proprio fianco. Altri, più fortunati, dispongono di questo “benefit”. E’ il caso di Giovanni Consorte, presidente di quella Unipol che si accinge ad acquisire il controllo di Banca Nazionale del Lavoro, dopo aver messo in cantiere un aumento di capitale da far tremare le vene ai polsi di entità ben più robuste della pur solida cooperativa bolognese. Ma tant’è, anche a distanza di molti anni il fascino della bancassurance è sempre forte, malgrado risultati non propriamente eclatanti, perlomeno in Italia. E poi, quando il Partito chiama, i piani industriali sgorgano come ruscelli di montagna, rinfrescanti ed incontaminati. L’angelo custode di Consorte è niente meno che un magistrato, di quelli che scioperano contro il governo accusandolo, con la sua riforma della giustizia, di attentare all’indipendenza dell’ordine giudiziario.