Torniamo a divulgare il pensiero di Vaclav Klaus, perché pensiamo che esso rappresenti una grande fonte di ispirazione e di speranza per quanti ritengono che “un’altra Europa è possibile”. Quella che segue è la trascrizione di alcuni passi del discorso tenuto dal presidente ceco all’annuale riunione della Mont Pelerin Society, a Reykjavik, lo scorso agosto. Particolarmente godibile il riferimento critico al prepotere degli intellettuali, per inclinazione naturale mosche cocchiere del neo-costruttivismo. Concetti di grande rilevanza, soprattutto per noi italiani, da sempre sotto la cappa mefitica dell’egemonia culturale progressista, di cui abbiamo pressoché quotidiane, demenziali esternazioni. Contro tutti i “costruttori di felicità”: (nostra traduzione)

Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca, si scaglia contro il totem illiberale dell’ultimo europeismo. In un recente discorso tenuto presso l’ambasciata del proprio paese in Lussemburgo, Klaus ha espresso concetti impressionanti, per portata culturale ed ampiezza della riflessione filosofica, che squarciano il velo di euroconformismo ipocrita tanto caro alle cariatidi della Vecchia Europa, Romano Prodi su tutti. Il presidente ceco ha espresso seri dubbi circa il futuro “sempre più unificato” dell’Unione Europea. E colpisce il fatto che questi dubbi siano condivisi dai leader di quella che fu la dissidenza dell’Est Europa, come Vladimir Buchowsky, che tempo fa a Bruxelles ha ammonito contro la trasformazione dell’Europa in una nuova Unione Sovietica, la EURSS, il superstato totalitario.