Sul suo blog, Claudio Cerasa esprime in modo alternativo quello che intendevamo qui. Se nemmeno il disagio dell’elettorato per una situazione economica malsana riesce a smuovere le intenzioni di voto per l’opposizione, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, ci sarà un motivo, e certamente non riconducibile alla brillantezza dell’attuale esecutivo, che è morto ed emana un tanfo insostenibile.

Malgrado il monito di Massimo D’Alema, che nella riunione della direzione di sabato scorso aveva invitato a non disperdere le sedi di riflessione, cioè ad evitare la proliferazione di fondazioni e associazioni (eccetto la sua, ça va sans dire), nasce l’ennesimo think tank nella cacofonia del dibattito politico italiano.

Nuovo punto di minimo della capacità di elaborazione politica di Walter Veltroni. Dopo che il Partito democratico ha rinunciato all’idea di avere un governo ombra, che significa soprattutto fare proposte concrete e con indicazione della copertura finanziaria, il Nostro ha imboccato decisamente la via dell’obamismo onirico de noantri. Che vuol dire farfugliare di “green” (che, detto a beneficio dell’altro gigante del Pd, Cicciobello Rutelli, non è quello dei campi da golf), New Deal, Rivoluzione Verde, milioni di posti di lavoro.

Sostiene Walter Veltroni, riguardo il raddoppio dell’Iva su Sky Italia:

«Questa misura è un modo per colpire un’impresa, Sky, che produce e dà lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il paese».

Ora, è vero che ogni inasprimento d’imposta tende a deprimere la domanda aggregata, ma forse la frase è lievemente iperbolica. Proseguendo nelle sue elucubrazioni, Veltroni compie alcuni arditi calcoli:

«È una misura che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi. E poi siamo sempre da capo a dodici: il governo prende una misura che è un aumento delle tasse perché non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky, ora si trovano il prezzo raddoppiato».

Ieri si è riunito il governo-ombra del Pd-Ds-Dl, come dovremo abituarci a chiamarli almeno finché Martin Schulz non avrà deciso dove diavolo devono sedersi all’Europarlamento. Dall’umbratile consesso abbiamo avuto conferma che quella di Tremonti è una sofisticatissima strategia di mimetismo per eliminare il rischio del ritorno in parlamento non solo della sinistra radicale, ma anche di quella presunta riformista del Pd. Eliminarli prendendo le loro fattezze, s’intende. Ed il proteiforme Veltroni, che pare sia grande estimatore di Marcel Marceau, ha deciso di rispondere colpo su colpo, diventando il doppiatore di Tremonti.

E’ ormai appurato che i programmi elettorali non servono a nulla, o al più a svolgere una funzione ansiolitica sull’elettorato. In Italia i candidati vanno abitualmente oltre, e promettono fiumi di caffelatte e montagne di marzapane. Così, ad abundantiam, ché non si sa mai. Dei programmi economici di Pd e PdL abbiamo già scritto. In astratto, quello del Pd ci pareva più consistente e sistematico, con il suo impianto orientato ad una riforma organica del sistema di welfare, con la creazione di una imposta negativa sul reddito ed il maggior realismo di fondo. Purtroppo, quell’intento di sobrietà e razionalità è stato progressivamente annacquato da un crescendo rossiniano di proposte balzane e demagogiche, come quella sul compenso minimo e sulla rivalutazione delle pensioni, che avranno (forse) permesso a Veltroni di recuperare consenso elettorale, ma hanno spinto la proposta del Pd nel regno delle fiabe. Ma Veltroni non si è limitato ad alcune opzioni di policy: è andato oltre, affrontando il tema della delegificazione e semplificazione amministrativa.

Premessa: Silvio Berlusconi ha un impressionante track record di fraintendimenti. In alcuni casi se li va a cercare scientificamente, con rodomontate che è poi costretto a rettificare nel giro di poche ore. Noi, ad esempio, ogni volta che il Cavaliere parla di Alitalia somatizziamo sotto forma di orticaria, ma questa è una trascurabile notazione personale. In altri casi invece, sono gli avversari politici di Berlusconi (con immancabile assist giornalistico) a scegliere di fraintendere. Oggi abbiamo avuto un esempio della seconda specie di fraintendimento.

Ieri Walter Veltroni ha presentato la proposta del Partito Democratico sulla rivalutazione delle pensioni. L’intervento previsto (che Veltroni e Morando sostengono essere coperto a livello finanziario, senza dettagliare come) riguarderebbe i pensionati ultrasessantacinquenni e determinerebbe un incremento di quasi 400 euro l’anno per le pensioni fino a 25mila euro l’anno e un incremento tra i 250 e i 100 euro l’anno per le pensioni di importo compreso tra 25mila e 55mila euro l’anno. Tecnicamente, verrebbero aumentate le detrazioni sia in funzione dell’età anagrafica (più una persona è anziana, più salgono le detrazioni) sia in base al reddito pensionistico (più la pensione è alta, più le detrazioni saranno basse). Veltroni considera tale intervento come la naturale evoluzione di quella che è stata propagandisticamente definita “la quattordicesima”: l’importo una tantum erogato dal governo Prodi e che ha beneficiato, con importi compresi tra 336 e 504 euro, tre milioni di pensionati ultrasessantacinquenni con reddito annuo non superiore a 8675 euro. Alcuni spunti dell’intervento sono apprezzabili, altri appaiono pura propaganda elettorale.