Oggi, su l’Unità, c’è un commento di Vincenzo Visco sui rischi insiti nella filosofia della Legge di Stabilità, e nelle famigerate “clausole di salvaguardia”, che rischiano di essere la pietra al collo di un paese il cui sistema politico ha ormai raggiunto livelli pre-agonici di disfunzionalità. Chiunque ritenga di discernere il dito (Vincenzo Visco) dalla luna (l’analisi contenuta nel suo articolo), può continuare a leggere. Saranno molto pochi, a giudicare dalla “qualità” del dibattito che i social network paiono incoraggiare, basato su tassonomie ad uso di soggetti sempre più deprivati di capacità di discernimento e senso critico.

Un interessante articolo, oggi sul Sole24Ore. Altrettanto interessante è chi lo firma, l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. E’ questo dettaglio che ci crea imbarazzo: se citiamo questo articolo saremo sepolti da contumelie di lettori che cominceranno ad inveire contro “Visco il vampiro”, e/o da altri lettori che troveranno conferma al loro sospetto circa l’inclinazione sinistra assunta da questo sito tecnocratico e antipopolare oppure ancora troveremo lettori che si disinteresseranno dell’autore per concentrarsi sui numeri da egli citati? Nella speranza che l’ultima ipotesi sia quella giusta (ma non ci scommetteremmo), vi sottoponiamo alcuni passaggi dell’articolo di Visco, non prima di aver premesso che egli è pienamente corresponsabile della miserrima condizione economica di questo paese, anche se nell’ultimo decennio ha potuto nuocere solo per circa due anni, quindi una media ponderata di nocività appare equa.

Confermare anche per il prossimo anno un extragettito fiscale netto da 10 miliardi di euro ”non è un gioco”. Lo ha detto il vice ministro all’Economia Vincenzo Visco parlando a un convegno delle Dogane.

”Non sono tranquillo – ha sottolineato Visco – sul fatto che ogni anno sia possibile incassare un gettito extra netto di 10 miliardi di euro, come è avvenuto negli ultimi due anni. Spero di farlo anche di 20 miliardi – ha aggiunto spiegando la sua situazione – ma non è un gioco. Se si parte da livelli dove è facile recuperare si ottiene molto. Via via diventa più faticoso e mantenere gli incrementi è difficile”

Dura la vita.

Ieri il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha illustrato il corpus delle 55 misure anti-evasione ed elusione che il governo ha già realizzato (con il decreto di luglio) o si accinge a realizzare attraverso la legge Finanziaria. Si tratta di misure che eliminano alcuni loopholes, legali e non, utilizzati per sottrarre all’Erario materia imponibile. Alcuni dei provvedimenti sono ispirati alla logica del contrasto d’interessi tra i soggetti coinvolti in una transazione: ad esempio nel caso della detraibilità a fini Irpef del 19% del canone di locazione pagato per l’alloggio degli studenti universitari fuori sede, per un importo massimo di 500 euro, oppure attraverso l’attribuzione al condominio del ruolo di sostituto d’imposta sui lavori compiuti dalla ditta che li ha svolti in appalto o dalle persone alle quali è stata chiesta una prestazione di lavoro. Il condominio quale sostituto di imposta opera all’atto del pagamento una ritenuta del 10% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dal percipiente, con obbligo di rivalsa, sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa.

In poco più di due mesi di operatività il governo Prodi ha ottenuto 5 voti di fiducia al Senato ed uno alla Camera, finalizzati all’approvazione di 4 leggi. Il governo Berlusconi mise la quinta fiducia il 21 aprile 2004, dopo 386 leggi approvate. Tutte in bieco conflitto d’interessi, naturalmente. Ah si, se fosse rimasto il Mattarellum non avremmo un Senato di fatto privo di maggioranza. Come si dice a Milano? Se avessi le ruote sarei un tranvai…

“Governare a colpi di fiducia svilisce il Parlamento.”

Romano Prodi, 7 febbraio 2006

Oggi, il governo Prodi si accinge ad ottenere la fiducia della Camera sul decreto Visco-Bersani. Si tratta di una fiducia che ha motivazioni diverse da quelle del Senato: in questa circostanza non c’è un problema di maggioranza risicata o inesistente, bensì l’esigenza di approvare senza emendamenti il testo del decreto-legge, perché l’imminenza della chiusura estiva del parlamento impedirebbe una terza lettura in senato, e alla ripresa dell’attività delle Camere, a settembre, il decreto-legge supererebbe la scadenza dei sessanta giorni dall’emanazione. Di chi è la colpa di questa ennesima richiesta di fiducia? Dell’opposizione, che diamine. Costoro pretenderebbero di votare su 600 emendamenti, un vero filibustering. Ma il problema sta a monte, come si diceva nei ruggenti anni Settanta. Perché il governo ha presentato un pacchetto di riforme attraverso lo strumento del decreto-legge? Vediamo che dice in merito la nostra sana e robusta costituzione:

Le misure di contrasto ad evasione ed elusione contenute nella manovra correttiva varata giorni addietro dal Consiglio dei ministri portano la firma del viceministro all’Economia, Vincenzo Visco. Analizziamone alcune e tentiamo di prefigurarne le conseguenze.
In primo luogo, la filosofia che ispira i provvedimenti è basata sul tentativo di ampliare la base imponibile (e di conseguenza il gettito, anche ad aliquote nominali invariate), eliminando la elusioni e sanzionando in modo più duro l’evasione. Fulcro della manovra è il recupero di gettito Iva. Ad esempio, l’appaltatore è responsabile dei versamenti Iva e del versamento dei contributi del subappaltatore per lavori nell’edilizia. Una misura finalizzata ad evitare lavoro nero e frodi fiscali, come per esempio il mancato versamento da parte del subappaltatore che poi risulta irrintracciabile.
L’Austria ha già applicato norme di questo genere con risultati positivi nel contrasto dell’evasione fiscale, dell’evasione contributiva e del lavoro nero. In particolare, l’Austria ha ottenuto un aumento del gettito Iva pari all’1,5 per cento. In Italia un incremento del genere equivarrebbe a oltre un miliardo e mezzo di euro.
Per questa norma di contrasto dell’evasione fiscale e del lavoro nero non è stato messo in conto alcun gettito, il che rappresenta un’innovazione interessante ed in controtendenza rispetto all’inveterata abitudine dei governi italiani ad iscrivere tra le entrate i proventi della lotta all’evasione fiscale, salvo ritrovarsi ex-post con buchi di bilancio.