Anche la World Bank rivede al ribasso le proprie previsioni sulla crescita globale, e questa non è esattamente una notizia, visto che questa prassi ormai coinvolge anche gli uscieri e le portinaie. Certamente più interessanti sono la valutazione della meccanica finanziaria della crisi e la critica alla gestione della medesima in area euro, che resta la maggiore minaccia all’economia mondiale.

di Mario Seminerio

Per chi crede ancora a Babbo Natale, ed è convinto che l’Italia sia avviata verso un radioso avvenire, a patto di “consolidare la ripresa” (?), come direbbe il nostro ineffabile premier, segnaliamo che oggi l’Istat ha pubblicato l’indice della produzione industriale di giugno, che segna una flessione mensile dello 0,5 per cento ed annuale dello 0,1 per cento. La flessione è imputabile in larga misura al marcato calo dei beni di consumo non durevoli (meno 4,6 per cento annuale). Si tratta di un dato che stride con le stime di consenso, che ipotizzavano un incremento mensile dello 0,3 per cento, e che accentua il ruolo dell’Italia come anello debole della catena europea, in questa fase congiunturale. Ma soprattutto segnaliamo (visto che non sembra più di moda farlo, da un annetto a questa parte) che la World Bank ha pubblicato il proprio rapporto annuale Doing Business, un indice sintetico di quanto risulta agevole (o meno) intraprendere e mantenere un’attività produttiva in un paese. Quest’anno l’Italia si segnala per il robusto arretramento nella classifica generale: dalla posizione 69 alla 82. Bel colpo.

Nei prossimi 13 mesi in America Latina si terranno ben 11 elezioni presidenziali. Malgrado innegabili progressi compiuti negli ultimi anni, la crescita economica della regione resta nel complesso insoddisfacente, sul piano qualitativo e quantitativo. La prevalenza e persistenza di modelli di gestione dell’economia di tipo predatorio spinge ad analizzare l’area come un caso di studio del fallimento della politica economica, soprattutto nel confronto con il dinamismo che caratterizza Asia ed Europa dell’Est. Il rapporto annuale della World Bank, Doing Business in 2006, può essere d’aiuto nell’identificare le cause del fallimento.