Le quotazioni dell’azione di Banca Monte dei Paschi sono in continua discesa, che ha di recente preso velocità. Mentre ci si interroga sulle cause del ribasso, cresce lo strepito scandalizzato degli urlatori professionali. Che tuttavia spesso coincidono con le figure che hanno sostenuto l’attuale assetto proprietario della banca.

Spigolando tra le pagine della relazione del capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, si individua un punto che spiega molto del collasso di Banca Monte dei Paschi e di un sistema rimasto inerte nella prevenzione, che doveva essere politica prima che normativa.

Ieri, in Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, hanno deposto due sostituti procuratori di Milano, Stefano Civardi e Giordano Baggio, che hanno indagato sulla banca nel 2011-12 e dall’estate 2014. L’aspetto più interessante della deposizione è l’identificazione delle cause immediate di crisi della banca senese, che ci offre l’occasione per qualche altra considerazione spicciola.

Nuovo piccolo segnale di fumo nella costosissima (per i contribuenti italiani) telenovela Alitalia. Pare che Lufthansa abbia intenzione di offrire 250 milioni per la parte aviation della compagnia, con un organico ridotto di un quarto, a seimila unità. Come da consunto copione, è già iniziato il fuoco di sbarramento, distinguo, puntualizzazioni e patrio orgoglio che manderà a monte anche questa opportunità, salvo scoprire che mai è esistita e che domani andrà meglio.

Oggi Bloomberg informa che la Banca d’Italia, all’epoca guidata da Mario Draghi, sapeva che Monte Paschi aveva occultato una perdita mediante utilizzo di derivati, e lo sapeva due anni prima che la magistratura agisse. Questo è quanto emerge da documenti presentati durante il processo milanese a Deutsche Bank e ad alcuni suoi ex dipendenti, accusati di aver colluso con MPS compiendo il reato di manipolazione del mercato e falso in bilancio.

Su La Verità, un articolo che ricorda la triste vicenda di Coop Centro Italia, che ha subito una devastazione patrimoniale a causa dell’irrazionale investimento in azioni MPS, che ha violato ogni più basilare regola di diversificazione degli investimenti, a conferma di quanto sia drammatica l’emergenza alfabetizzazione finanziaria in questo paese. Ma c’è anche dell’altro.

Oggi sul Sole trovate un’intervista a Paolo Petrignani, amministratore delegato di Quaestio Sgr, gestore di Atlante ed Atlante 2, a commento della conclusione positiva dell’operazione MPS, con acquisto della tranche junior e mezzanina della maxi cartolarizzazione di sofferenze della banca senese. L’intervista lascia un senso di vertigine indotto dall’impressione di trovarsi in un universo parallelo dove Orwell si sarebbe trovato comodo come sul divano di casa.

Dalla versione in inglese dell’ennesima riscrittura del piano industriale di MPS, esteso al 2021, cogliamo una delle frasi tipicamente utilizzate dai consulenti manageriali, quelli che cambierebbero il mondo a colpi di PowerPoint, se solo qualcuno li lasciasse fare. Non è chiarissimo come vada interpretata tale frase, ma fa comunque un certo effetto.

Da quanto si legge sulla stampa, pare che per MPS persistano problemi legati alla quantificazione del prezzo di cessione dell’intero stock di sofferenze. Se questa frase vi pare del tutto anodina e il tema vi avrebbe pure stancato, possiamo capirvi: ma è dietro questi dettagli che si nasconde il diavolo della realtà. Quella stessa realtà che sul settore bancario italiano viene aggredita quotidianamente dalla nostra classe digerente.