Arrivata la legge di Bilancio, ci sono conferme e cambiamenti in corsa, fermo restando che il percorso parlamentare sarà per definizione problematico. Resta l’impianto di base, che è quello di una manovra elettorale di fattura pessima o più propriamente di una truffa ai danni di una popolazione ad alta densità di analfabeti funzionali al teflon rispetto alle proprie dissonanze cognitive, ma soprattutto di un’anima del paese che resta anarcoide sino al punto di segare il ramo su cui è seduta.

Il vostro titolare intervistato ieri a Economia24 su RaiNews su manovra e numeri del lotto del DEF. Qui il link alla puntata, dove avrete modo di ascoltare anche il ministro Paolo Savona affermare che sinora i mercati hanno sinora reagito “positivamente” e che comunque l’Italia “può crescere del 2,5%-3%”, visto che lui sui modelli econometrici “non è l’ultimo arrivato”. Non vi starò ad ammorbare commentando le scemenze che sto leggendo e sentendo sulla manovra.

Altre osservazioni spicciole domenicali su quello che ci aspetta se gli scappati di casa daranno seguito alle loro minacce contabili. Cominciamo dalla domandona che molti patrioti si fanno: perché questo deficit così basso e che replica quanto fatto in passato da altri governi italiani è diventato improvvisamente la pietra dello scandalo? Sarà mica un complotto contro di noi, eh? Eh?

Oggi sul Sole c’è l’attesissima intervista a Giovanni Tria dopo la sua personale Caporetto sui numeri del deficit pubblico. Pur se pesantemente ammaccato, il ministro risponde con sufficiente lucidità ai rilievi ed agli interrogativi, e tenta di tracciare la strada che attende lui ed il paese nei prossimi mesi. Alcune considerazioni oggettive e fattuali si affiancano a speranze e programmi che appaiono piuttosto impegnativi. O che fanno tenerezza, a seconda dei punti di vista.

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

Mentre attendiamo con curiosità la cornice della Nota di aggiornamento al Def, e sentiamo il rumore di piedini sbattuti da qualche piccolo statista di zona depressa, la stampa rilancia senza sosta le ipotesi dei provvedimenti  portanti della legge di bilancio 2019. Pare inizi ad emergere un minimo di razionalità, ma mai essere troppo ottimisti, in questo paese.

Devo confessare che si fatica molto a tenere il passo della girandola di annunci che i partiti di governo lanciano su base giornaliera e spesso oraria, dopo aver scoperto il grande potenziale di rimbecillimento delle masse dato dai social network e da talk televisivi sempre più beceri. E così, tra dirette Facebook, proclami Twitter e foto Instagram, il rischio è quello di perdere il contatto con la realtà e di andare incontro ad un rischio di burnout simile a quello che coglierà i nostri eroi.

Ieri è uscito un imprescindibile documento, elaborato dagli uffici del ministro per le Politiche europee, Paolo Savona, destinato a fornire una pluralità di spunti di riflessione sulle riforme della governance europea. Anzi. della politeia, come tiene a rimarcare il ministro, perché governance è troppo tecnocratico ed aziendalistico, mentre politeia indica qualcosa di ben più elevato e complesso, nella categoria del bene comune. Tutto ciò premesso, vediamo i punti qualificanti per mutare l’architettura istituzionale dell’eurozona, almeno secondo Savona.