Oggi su alcuni quotidiani italiani campeggia una pagina pubblicitaria, acquistata da Alitalia per informare il mondo del suo record. No, non quello di compagnia aerea che ha prodotto il maggior deficit cumulato della storia dell’aviazione civile e tuttora continua a non riuscire a fallire in pace. Né quello di vettore che ha gemmato il maggior numero di BadCompany. No, si tratta del “record” di puntualità nei voli.

Gli altri ci odiano, il deficit non esiste, la Bce è autoritaria, la globalizzazione ci fiacca. I mantra vittimisti portano allo schianto

di Mario Seminerio – Il Foglio

Come in uno stanco rituale, anche l’ultimo aggiornamento delle previsioni di crescita per l’Italia, elaborato questa volta dall’Ocse (ma il teatrino si ripete per qualsiasi ente di ricerca ed organizzazione internazionale si azzardi a prevedere la “sottoperformance” della nostra economia), è stato accolto a Roma e dintorni da fremiti di sdegno pavloviano ed accuse di condotta anti-italiana, frammiste a concetti del tipo “voi non capite, le cose non stanno in questi termini”. Ogni volta, pare che agli incauti previsori sfugga la “ricetta segreta”, quella che metterà pepe e benzina nella crescita italiana. Ogni volta, mestamente, i consuntivi ratificano che l’ingrediente magico non è affatto magico, e spesso si rivela addirittura tossico.

Sul Sole un articolo di Marco Rogari segnala (o meglio, conferma) una costante pluriennale, che tutti ci sforziamo di non vedere: in Italia non esiste alcuna revisione di spesa pubblica mentre la tendenza all’aumento di spesa corrente, sotto le grandi idrovore di previdenza e assistenza, procede inarrestabile.

Mentre il paese si prepara ad andare a sbattere con violenza contro gli scogli della realtà, con un deterioramento delle condizioni economiche frutto delle scelte demenziali di questo governo, tali da pompare incertezza ed amplificare la negativa congiuntura globale e soprattutto europea, ci sono poche speranze che il paradigma fallito che ci ha portati sin qui possa essere rovesciato in tempo per evitare il naufragio. Anzi, è assai probabile che questo stesso paradigma verrà riproposto da qualsiasi altra forza politica ambisca al timone del relitto Italia.

Dopo aver “archiviato” per un sontuoso semestre la grana Tav, con un equilibrismo linguistico che nulla modificherà nella sostanza, ed in attesa di “interloquire” con Francia e Ue (spoiler: finirà in nulla e l’opera si farà), i nostri eroi gialloverdi proseguono nella loro attività prioritaria: accelerare frenando o frenare accelerando, quando non hanno qualche imprescindibile ed epocale elezione di condominio da scavallare.

Mentre il Senato vota una indecente fiducia notturna ad una legge di bilancio il cui articolato è composto di 1.100 (millecento) commi, emergono alcune tra le misure “caratterizzanti” del provvedimento. Che cioè ne caratterizzano la natura schifosamente autolesionistica e la pesante ipoteca posta sul futuro del paese.

La legge di bilancio per il 2020 partirà, come sappiamo, con 23 miliardi di clausole di salvaguardia, cioè di aumento Iva, destinati a diventare 29 nel 2021. Si tratta del principale frutto avvelenato del “negoziato” che i nostri sovrani scappati di casa hanno condotto con la Commissione Ue. “Che sarà mai, lo fanno tutti i governi, da anni”, è il ritornello di queste ore, che proviene non solo e non tanto dai soldatini-elettori gialloverdi, quelli devastati dalle dissonanze cognitive ed ormai prossimi alla coprofagia fideistica che li porta a vedere profiteroles ovunque, ma soprattutto da osservatori e commentatori “terzisti” (spoiler: i terzisti non esistono né mai sono esistiti).

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come troppo spesso accade, a problemi reali corrispondono proposte quanto meno poco ponderate, per non voler dire sbagliate.

È il caso dei “tempi lunghi” per gli appalti. Tra i vari emendamenti che sembra si prevedano per il testo (che non c’è) della legge di bilancio, spicca una tipica risposta fuori mira ad una questione delicata: l’innalzamento della soglia entro la quale si rende possibile “ai sindaci” affidare direttamente lavori, servizi o forniture, inizialmente previsto in 200.000 euro, poi abbassato a 150.000 euro.

Signori, è fatta: la Commissione Ue ci ha “promossi“. Questo per chi ci crede, ovviamente. Per tutti gli altri, ci sono i primi dettagli dei salti mortali fatti dal nostro esecutivo per tenere in vita le due misure-bandiera, che serviranno a nulla. In compenso, tra le coperture affiorano danni non lievi. Ma è tutto l’impianto della manovra che si rivelerà estremamente tossico-nocivo per questo povero paese.