Presentato ieri alla Camera il settimo rapporto di Itinerari previdenziali, il centro studi di welfare diretto da Alberto Brambilla. Da cui si evince ciò che è noto da tempo: l’Italia è una repubblica previdenziale, nel senso di pensionati ed aspiranti tali, fondata sull’assistenza. Ed ancora una volta le due dimensioni risultano pressoché inscindibili, contrariamente ad una certa propaganda sindacale.

In Italia abbiamo una certezza: ogni legislatura ha il suo tentativo di produrre una nuova legge elettorale, costruita in modo sartoriale per premiare la coalizione pro tempore al governo, o più spesso per penalizzare l’opposizione, e destinata ad essere affondata dal voto degli elettori. La legge elettorale spesso è la matrice che deve produrre governi stabilissimi ed in grado di distillare le pozioni miracolose che porteranno alla rinascita economica. Tali pozioni tendono ad essere differenziate per schieramenti, tra destra e sinistra, ma entrambe fanno leva sul feticcio del moltiplicatore keynesiano.

La legge di bilancio 2020 si avvia al traguardo confermando quello che si era intuito da subito, al netto del marketing politico: non esiste alcun impianto “green” ma solo una esigenza arruffona di fare cassa, entro una cornice di conti pubblici che ormai ha margini di manovra inesistenti a causa dell’assenza di crescita prodotta dalle caratteristiche di base del sistema paese.

Un breve viaggio nel tempo ad uso dei più giovani e di quelli che, non essendo più giovani, soffrono di amnesie. La storia dell’intervento pubblico nell’economia italiana è una storia di successo solo nella fase iniziale, quella della costruzione del patrimonio infrastrutturale del paese e dello sviluppo dell’industria pesante. Ma questa fase si esaurì oltre mezzo secolo addietro. Dagli anni Settanta, la storia di quell’intervento è fatta di distruzione di risorse fiscali, in parallelo all’aumento dell’apertura dell’economia italiana al processo di globalizzazione, a cui un paese trasformatore come il nostro non poteva certo rinunciare.

Il governo pro tempore ha scoperto una triste verità: non puoi imporre ad una controparte la tua volontà se sei all’angolo e praticamente fallito. Che fare, quindi, per scalciare la lattina e distrarre gli ottusi sudditi dal gramo avvenire che si prepara loro? Ideona: invochiamo il ritorno ad un passato che, in realtà, mai è esistito nell’iconografia con cui lo rappresentiamo oggi.

Un sistema produttivo boccheggiante, riflesso di un sistema paese fallito: i casi Alitalia ed Ilva sono solo la punta dell’iceberg. La reazione della politica è sempre quella che ci ha regalato la sceneggiata sulla riforma del MES: il complotto esterno contro l’Italia. Proviamo a fare un semplice test di questi due casi eclatanti e mediaticamente sovraesposti di fallimento del sistema paese. Davvero pensate che siano i fantomatici ed inesistenti “vincoli europei” ad impedire il salvataggio, o non piuttosto i vincoli di realtà? La strada è segnata, al di là di questi due casi: vittimismo, distruzione di risorse fiscali, crescita stagnante, ambiente ostile all’impresa, rapporto debito-Pil che si autoalimenta.

Abbiamo finalmente preso atto che le famose “tasse verdi” servivano in realtà solo per fare cassa, come testimoniato dalle previsioni pluriennali di gettito -costante!- elaborate dall’esecutivo. Ora cercheremo quindi nuove coperture di infima qualità per chiudere quei buchi. L’aggiornamento delle previsioni economiche della Commissione Ue vede l’Italia saldamente in posizione di coda malgrado una manovra che è espansiva perché amplia il deficit strutturale, soprattutto nel 2021, ed innalza ancora il rapporto debito-Pil.

Su Repubblica, Tito Boeri commenta l’ultimo “non si può fare” di una lunga serie italiana: la rimozione di Quota 100. Perché, sapete, mentre per i lavoratori autonomi è lecito stravolgere le norme fiscali da un anno all’altro, ché tanto quelli sono tutti ladri e farabutti, per le pensioni occorre prendere per mano gli esausti pensionandi e non vandalizzare i loro “progetti di vita”, a spese dei sempre meno numerosi idioti che ancora lavorano in questo paese.