Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo rapporto deficit-Pil che ieri il premier italiano ha offerto al presidente della Commissione Ue. Conosciamo solo un numerino piuttosto bizzarro: 2,04%, in luogo dell’ormai familiare 2,4%. Come si giunga a quel numero non è ancora dato sapere: i più maliziosi ipotizzano che si tratti di una “astuta” mossa italiana per far leva sull’analfabetismo funzionale e computazionale degli orgogliosi connazionali e far credere che assai poco sia cambiato. Ma forse è davvero cambiato poco e non cambieranno neppure gli esiti. 

E dunque il governo italiano ha replicato alla Commissione Ue, mantenendo la propria posizione: la legge di bilancio più disfunzionale della recente storia italiana non si tocca; al più, saranno previste misure di “salvaguardia” che oscillano tra l’irrealizzabile e l’autolesionistico, dopo che il ministro dell’Economia ha deciso di prestare sino alla fine la sua immagine e la sua storia professionale a questa gigantesca operazione di voto di scambio di chiaro intento suicidario per il paese.

Alcuni dati, spunti e perle assortite, tratti dall’audizione di oggi di Istat sulla manovra di bilancio 2019. La conferma che l’analfabetismo funzionale ha fatto il suo trionfale ingresso nella stanza dei bottoni, ed ora sta legiferando. Ricordate la regola aurea di ogni parassita? Preservare l’organismo ospitante. Ecco, direi che, nel caso italiano corrente, tale regola è clamorosamente violata.

Visto che in questo paese ogni occasione è opportuna per organizzare giochi di società ed ingannare il tempo in attesa del dissesto, oggi vorrei dedicarmi ad una “riscrittura” della manovra del nostro confuso governo pro tempore, anche per rispondere alle stucchevoli obiezioni di chi non mi legge né ascolta su base regolare ma trova modo (da anni) di uscirsene con la solita frasetta scema del tipo “fai troppe critiche, proponi qualcosa, invece”. E quindi, giochiamo.

Ieri, al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi in cui è stato illustrato il condono fiscale riveduto e corretto, i due vicepremier a domanda hanno risposto: “non vogliamo uscire dalla Ue e dall’euro” (bontà loro) e “non ci saranno patrimoniali”. Ora, io capisco l’esigenza dei giornalisti di fare domande, ma continua a non essermi chiaro che tipo di risposte differenti ci si potesse attendere.

Arrivata la legge di Bilancio, ci sono conferme e cambiamenti in corsa, fermo restando che il percorso parlamentare sarà per definizione problematico. Resta l’impianto di base, che è quello di una manovra elettorale di fattura pessima o più propriamente di una truffa ai danni di una popolazione ad alta densità di analfabeti funzionali al teflon rispetto alle proprie dissonanze cognitive, ma soprattutto di un’anima del paese che resta anarcoide sino al punto di segare il ramo su cui è seduta.

Il vostro titolare intervistato ieri a Economia24 su RaiNews su manovra e numeri del lotto del DEF. Qui il link alla puntata, dove avrete modo di ascoltare anche il ministro Paolo Savona affermare che sinora i mercati hanno sinora reagito “positivamente” e che comunque l’Italia “può crescere del 2,5%-3%”, visto che lui sui modelli econometrici “non è l’ultimo arrivato”. Non vi starò ad ammorbare commentando le scemenze che sto leggendo e sentendo sulla manovra.

Altre osservazioni spicciole domenicali su quello che ci aspetta se gli scappati di casa daranno seguito alle loro minacce contabili. Cominciamo dalla domandona che molti patrioti si fanno: perché questo deficit così basso e che replica quanto fatto in passato da altri governi italiani è diventato improvvisamente la pietra dello scandalo? Sarà mica un complotto contro di noi, eh? Eh?