Ieri è accaduto un singolare episodio, tra i molti che quotidianamente segnano il declino di questo paese. Nel verosimile tentativo di accreditarsi come potenziale leader nazionale, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha ritenuto di esibirsi in un bizzarro atto di contrizione verso l’Italia intera, ostentando un robusto senso di colpa, di quelli che sarebbero piaciuti a Woody Allen e Philip Roth.

Abbiamo finalmente preso atto che le famose “tasse verdi” servivano in realtà solo per fare cassa, come testimoniato dalle previsioni pluriennali di gettito -costante!- elaborate dall’esecutivo. Ora cercheremo quindi nuove coperture di infima qualità per chiudere quei buchi. L’aggiornamento delle previsioni economiche della Commissione Ue vede l’Italia saldamente in posizione di coda malgrado una manovra che è espansiva perché amplia il deficit strutturale, soprattutto nel 2021, ed innalza ancora il rapporto debito-Pil.

Comunque andranno le cose per il governo Conte 2 (Il ridorno), potremo contare su alcuni topoi. In primo luogo, continueremo a sentire politici ed editorialisti sostenere che “all’Italia serve una manovra espansiva”. In effetti, all’Italia da sempre serve una manovra espansiva. Serve quando già siamo in (solitamente assai moderata) espansione, perché “ehi, battiamo il ferro ora che è caldo, per riassorbire quanti più disoccupati è possibile!”. Ci serve anche quando siamo in recessione, e ci mancherebbe che così non fosse. Ci serve pure quando siamo in stagnazione, cioè la maggior parte del tempo. Insomma, ci serve una manovra espansiva. L’anno prossimo smetto, promesso.

di Tortuga

I dati sull’occupazione nel primo trimestre del 2019 sono stati salutati con grande ottimismo dal governo e da molti media. Accanto ai risultati leggermente positivi sul piano dell’occupazione, permane tuttavia una crescita del Pil ancora vicinissima allo zero. Cosa significa? Proviamo a considerare i dati da una prospettiva più ampia.

Qualche spigolatura dalle “Previsioni di primavera” della Commissione europea sulle economie dell’Unione europea. Col solito caveat: sono previsioni, non la costante di gravitazione universale. Indicano, qui ed ora, direzione di marcia e velocità di crociera dell’economia. Soprattutto comparativamente, tra paesi. Lo dico per aiutare prestigiosi economisti prestati alla direzione di giornali (cartacei ed online) a non ripetere in futuro che le previsioni “sono come l’oroscopo” o che “gli economisti non ci prendono mai”. Se per un attimo togliete sciarpa e fischietto, vi spiego alcune cose di ordine qualitativo ma pur sempre utili.