Pare che ce l’abbiamo fatta, e che stavolta il governo si farà. Un sollievo, dopo quasi tre mesi di bizantinismi, machiavellismi da osteria, psicodrammi personali, accattonaggio politico e non solo, tentativi di trattare forme problematiche di senilità e, su tutto, disperate ricerche di alibi. Avremo quindi un governo sovranista, impegnato a “migliorare la qualità della vita degli italiani”, come si direbbe di cure palliative.

Nei giorni scorsi, sul sito economiaepolitica.it (che poi sarebbe una sorta di lavoce.info de sinistra, con venature sovraniste) è stato pubblicato un interessante contributo che scompone il debito pubblico italiano negli elementi costitutivi, e ne indaga l’evoluzione temporale. Tutto molto pregevole ed informativo, se non fosse per le conclusioni, che sono piuttosto singolari, in termini di prescrizioni per ridurre lo stock di debito. Prescrizioni che, come sapete, sono ormai lo sport nazionale, in attesa della realtà.

Torniamo sul tema del reddito di cittadinanza perché, come noto, in questo paese si trascorre il tempo accapigliandosi sul nulla, e quindi anch’io vorrei dare il mio modesto contributo. Ieri ho fatto un tweet volutamente provocatorio, che come da attese ha suscitato una piccola ondata di sdegno progressista e umanitario. Eppure quel tweet si limitava a descrivere l’esito dell’applicazione del reddito di cittadinanza così come disegnato dai pentastellati.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), il watchdog indipendente della nostra finanza pubblica, nei giorni scorsi ha pubblicato un Focus su “Situazione e prospettive della finanza pubblica italiana“, da cui si coglie l’eufemistica strettezza del sentiero di riduzione del nostro debito pubblico, e mette in luce per quello che sono le demenziali promesse elettorali di queste disgustose settimane di circonvenzione dell’incapace elettorato.

In caso vi fosse serenamente sfuggito, nei giorni scorsi il candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, ha spiegato al Mattino la strategia di politica economica del suo movimento. Si tratta della reiterazione del libro dei sogni, impreziosito da alcune gemme che permettono di capire che questi personaggi sono del tutto privi di legame col mondo reale e proprio per questo motivo hanno grande successo in questo paese. Proviamo un’esegesi ragionata delle risposte di Di Maio.

Qui teniamo i commenti al minimo. Vi presentiamo l’autrice del progetto che determinerà che il reddito di cittadinanza verrà interamente o quasi finanziato dal maggior deficit indotto dallo spostamento di inattivi a disoccupati, al secolo Laura Castelli, nuovo prodotto di quella autentica fucina di cervelli che è il M5S, dove nuove meravigliose idee prendono forma, come diceva molti anni addietro la pubblicità di una nota marca di reggiseni.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La campagna elettorale permanente, che avvolge il dibattito pubblico italiano con i suoi vapori d’oppio mentre fischiano proiettili d’argento, è entrata nella fase allucinatoria che precede la consultazione. Le proposte dei maggiori partiti, in politica economica, sono un mix di pensiero magico, assurdità conclamate e audaci sfide al senso comune, in una sorta di baccanale dove l’unica cosa che conta è spendere per prendersi la rivincita su un’ancestrale deprivazione.

Pare che oggi si imponga un commento ed un’analisi delle parole di Yoram Gutgeld, zar della spending review, che ieri in un paio di tweet da Asilo Mariuccia ha duramente rampognato il finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Ue, che aveva detto, in modo un po’ bizzarro, che “la situazione in Italia non sta migliorando”, e che “la gente merita di conoscere la situazione per poi decidere liberamente ciò che vuole decidere”. Sono bastate queste parole per provocare lo sdegno patriottico di mezzo paese, soprattutto ora che l’inno di Mameli è diventato ufficialmente il nostro inno nazionale. Un’analisi più ravvicinata del contesto permette di dire che si tratta di molto rumore per poco e nulla.