Dal Documento di Economia e finanza, licenziato ieri dal consiglio dei ministri, ma di cui al momento non pare essere disponibile la versione finale ma solo una bozza circolata ieri pomeriggio, alcune spigolature per aiutarci a prendere coscienza dell’enorme golfo tra desideri e triste realtà, fatta di una stagnazione perniciosa che si spera non diverrà recessione conclamata. Pensate quanto sono generoso: non lo credevate possibile, vero?

Gli altri ci odiano, il deficit non esiste, la Bce è autoritaria, la globalizzazione ci fiacca. I mantra vittimisti portano allo schianto

di Mario Seminerio – Il Foglio

Come in uno stanco rituale, anche l’ultimo aggiornamento delle previsioni di crescita per l’Italia, elaborato questa volta dall’Ocse (ma il teatrino si ripete per qualsiasi ente di ricerca ed organizzazione internazionale si azzardi a prevedere la “sottoperformance” della nostra economia), è stato accolto a Roma e dintorni da fremiti di sdegno pavloviano ed accuse di condotta anti-italiana, frammiste a concetti del tipo “voi non capite, le cose non stanno in questi termini”. Ogni volta, pare che agli incauti previsori sfugga la “ricetta segreta”, quella che metterà pepe e benzina nella crescita italiana. Ogni volta, mestamente, i consuntivi ratificano che l’ingrediente magico non è affatto magico, e spesso si rivela addirittura tossico.

Mentre il paese si prepara ad andare a sbattere con violenza contro gli scogli della realtà, con un deterioramento delle condizioni economiche frutto delle scelte demenziali di questo governo, tali da pompare incertezza ed amplificare la negativa congiuntura globale e soprattutto europea, ci sono poche speranze che il paradigma fallito che ci ha portati sin qui possa essere rovesciato in tempo per evitare il naufragio. Anzi, è assai probabile che questo stesso paradigma verrà riproposto da qualsiasi altra forza politica ambisca al timone del relitto Italia.

Oggi sui giornali trovate la notizia di un cosiddetto “piano Tria” per rilanciare la crescita italiana, da presentare prima dell’approvazione del Documento di economia e finanza, che ha scadenza 10 aprile e rischia di essere licenziato col solo quadro tendenziale e privo di quello programmatico, cioè cosa il governo intenderebbe fare per correggere eventuali scostamenti nei numeri.

Nel quarto trimestre 2018, la stima preliminare del Pil italiano indica una contrazione dello 0,2%, peggiore delle attese, poste a -0,1%. A livello annuale, corretto per i giorni lavorati, la crescita italiana segna un imbarazzante +0,1%. In attesa della disaggregazione puntuale, a inizio marzo, sappiamo che la domanda interna ha fornito nel trimestre un contributo negativo, mentre quella estera netta ha aggiunto crescita. Ma quello che davvero sappiamo è che l’Italia sta dirigendosi verso gli scogli, in splendida solitudine.

Ieri a Davos il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto il suo “atteso” discorso, davanti ad una platea non particolarmente folta. L’evento non resterà negli annali della storia ma è stato l’occasione per ribadire alcuni assai logori luoghi comuni che fanno ormai parte della cultura mainstream di questo paese, e che ne garantiranno il declino.

E dunque il governo italiano ha replicato alla Commissione Ue, mantenendo la propria posizione: la legge di bilancio più disfunzionale della recente storia italiana non si tocca; al più, saranno previste misure di “salvaguardia” che oscillano tra l’irrealizzabile e l’autolesionistico, dopo che il ministro dell’Economia ha deciso di prestare sino alla fine la sua immagine e la sua storia professionale a questa gigantesca operazione di voto di scambio di chiaro intento suicidario per il paese.

Alcuni dati, spunti e perle assortite, tratti dall’audizione di oggi di Istat sulla manovra di bilancio 2019. La conferma che l’analfabetismo funzionale ha fatto il suo trionfale ingresso nella stanza dei bottoni, ed ora sta legiferando. Ricordate la regola aurea di ogni parassita? Preservare l’organismo ospitante. Ecco, direi che, nel caso italiano corrente, tale regola è clamorosamente violata.